La Posta siamo noi: difendiamola!

La scorsa settimana, il CEO di La Posta ha fornito significative dichiarazioni sulle future strategie del
Gigante Giallo. In particolare, Cirillo ha annunciato una riorganizzazione operativa e un conseguente
aumento dei prezzi, giustificato con il rallentamento della crescita nel settore dei pacchi e il calo del
volume delle lettere, oltre che con l’aumento dei costi legati alla logistica e all’energia dovuto all’inflazione.
Capiamo benissimo la situazione dell’aumento dei costi nella quale pure La Posta si trova confrontata,
difficoltà che tuttavia non hanno impedito a La Posta di chiudere il 2022 con un utile di 295 milioni di
franchi e un risultato d’esercizio (EBIT) di 358 milioni, che garantiscono una certa solidità a un’azienda
parastatale: la sua missione primaria non dovrebbe quindi essere quella di produrre utili, ma di garantire
in primis un adeguato ed efficiente servizio a tutta la popolazione.
Proprio per questa ragione preoccupa la volontà di voler revisionare il mandato del servizio pubblico,
dato che all’annunciato aumento dei costi è stato spiegato come seguiranno infatti delle misure di
contenimento delle spese, in particolare la sostituzione dei classici sportelli postali con gli automatici.
Una misura che condurrà inevitabilmente, nel medio-breve termine, alla chiusura di filiali e alla perdita di
posti di lavoro, causando disagi specie nei Comuni più periferici.
In virtù di queste considerazioni, chiedo al Consiglio di Stato:

  1. Qual è la propria posizione, riguardo al fatto che, nonostante la solidità finanziaria, La Posta intende
    sostituire gli sportelli postali classici con gli automatici?
  2. Intende intervenire per contrastare l’immediato aumento dei costi dei servizi postali, ritenuta l’attuale
    situazione finanziaria di molti ticinesi?
  3. Cosa intende fare per tutelare quei Comuni periferici che rischiano di vedere chiuse, nell’arco di pochi
    anni, le proprie filiali postali?
  4. Quali misure intende adottare il Governo per garantire che La Posta continui a fornire un servizio
    pubblico di qualità e accessibile a tutti i cittadini?

Per il Gruppo Lega dei Ticinesi
Eolo Alberti
Balli – Bignasca – Mazzoleni –
Minotti – Tonini

Sanvido e Caccia: “Parcheggi e autosili con 40mila posti per combattere il traffico”

I deputati di Lega e Centro chiedono degli stalli supplementari, non nei centri urbani, per cercare di risolvere un problema sempre più annoso in Ticino. “Se possibile, vicini alle stazioni e con un collegamento col trasporto pubblico”

Almeno 40mila parcheggi, se possibile interrati e non distanti dalle stazioni FFS. Questa è la proposta, presentata in una mozione interpartitica, per combattere il traffico sempre più problematico in Ticino. A inoltrare l’atto parlamentare, ritenuto urgente, Andrea Sanvido per il Gruppo Lega dei Ticinesi e Arnaldo Caccia per il Gruppo il Centro + Giovani del Centro.

Come premessa riportano alcuni numeri: “Le auto private occupano oggi la parte maggioritaria dei metri quadrati di asfalto del Cantone, di conseguenza si deve trovare una soluzione al loro stazionamento per risolvere il traffico congestionato che se una volta concerneva solo gli orari di punta, oggi invece occupa quasi 13 ore consecutive al giorno. Analizzando il numero di persone che si spostano per lavoro in Ticino ci troviamo con il seguente numero: lavoratori totali 241’200 di cui stranieri 128’800 dei quali frontalieri 78’230 (per ora). Dobbiamo quindi trovare il modo di poter evitare colonne nei centri urbani e sulle nostre autostrade e spingere concretamente gli automobilisti a posteggiare la propria vettura lontano dai centri urbani e utilizzare i mezzi pubblici per recarsi al lavoro”.

Un problema sempre più sentito, se è vero che l’Associazione svizzera dei trasportatori stradali ha chiesto misure, sottolineando come nel 2022 le ore di ingorghi sono state 39’863, con un raddoppio in dieci anni. “E anche se, con il 22,77%, il tasso di crescita è leggermente inferiore a quello del 2021, che raggiungeva addirittura il 43,9%, le cifre sono difficilmente paragonabili a causa, da un lato, della normalizzazione post-coronavirus e, dall’altro, dell’aumento vertiginoso delle cifre, che supera massicciamente i soliti valori del passato”, si leggeva in una nota (leggi qui).

Proseguono il leghista e il rappresentante del Centro: “A nostro modo di vedere ci ritroviamo quindi obbligati a creare dei posteggi collettivi per almeno 40’000 auto (quantitativo prudenziale), e questi stalli non devono ovviamente essere posizionati nei centri urbani, ma fuori da essi. Una possibile soluzione può essere quella degli autosili interrati per non rovinare il colpo d’occhio oppure in taluni casi degli autosili multipiano con la capienza di 2000 posti auto”, proseguono Sanvido e Caccia. “Il tutto dovrà avere il collegamento con il traporto pubblico, dove il nostro Cantone ha investito milioni di CHF per renderlo sempre più al passo coi tempi e soprattutto sempre più facilmente raggiungibile dai cittadini ticinesi. L’ubicazione di questi autosili dev’essere vicino alle stazioni FFS o punti percorribili dai mezzi pubblici”.

I costi, sono elevati, ne sono consapevole. “Un investimento di questo tipo richiede uno sforzo economico non indifferente, ed è per questo che secondo noi bisogna far intervenire in questa operazione anche l’economia privata affinché possa partecipare agli investimenti ed ai costi di gestione attraverso un accordo di partenariato pubblico-privato. Anche i fruitori dei futuri stalli verranno chiamati alla cassa, attraverso un metodo tariffario interessante sotto forma di abbonamenti”.

E chiedono al Governo:

“1. Cosa pensa il Consiglio di Stato della proposta presentata dagli scriventi?

  1. È possibile preparare uno studio di fattibilità per l’edificazione di questi autosili? delle possibili correzioni onde ridurre le ore di colonna, improduttive ma costose, per accedere ai centri urbani per motivi commerciali e di lavoro, il tutto migliora anche la qualità di vita del lavoratore.
  2. In alternativa quali sono i piani del Consiglio di Stato per risolvere il problema del traffico nel nostro Cantone?”.

https://www.ticinolibero.ch/rubriche/eventi-cultura-spettacoli/1675740/eventmore-responsabile-organizzativa-del-congresso-internazionale-sui-linfomi-icml-2023

Cassa pensioni, Bignasca dopo lo sciopero: “Sarà battaglia”

Il capogruppo leghista: “I soldi dei contribuenti servono per le deduzioni di cassa malati e per la tredicesima AVS”

di Boris Bignasca (a nome del Gruppo parlamentare della Lega)

La recente protesta di alcuni insegnanti, che ha coinvolto gli studenti delle scuole pubbliche solleva preoccupazioni sulla qualità dell’educazione in Canton Ticino. La difesa dei privilegi pensionistici dei docenti è ritenuta da buona parte della popolazione ingiusta e obsoleta. La differenza tra le condizioni lavorative degli insegnanti della scuola pubblica rispetto ai lavoratori del settore privato è abissale.
La scelta di manifestare durante un giorno lavorativo, invece del fine settimana o durante le vacanze scolastiche, è stata fortemente criticata per l’impatto che ha sugli studenti e le famiglie coinvolte. Si solleva il dubbio se fosse opportuno trovare modalità alternative di protesta che non interrompessero le attività didattiche. È essenziale inoltre che certi temi rimangano al di fuori della scuola per garantire un’istruzione imparziale e apolitica. Il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio hanno inoltre recentemente deciso di aumentare del 2.5% gli stipendi dei docenti cantonali e degli altri dipendenti, tramite un esborso finanziario non indifferente per le già fragili finanze cantonali.

Andando avanti così i nostri giovani, avranno un’istruzione debole e politicizzata e al contempo avremo delle finanze fragili dovute a debiti enormi. Basti pensare che per risanare completamente l’IPCT servirebbero 3 miliardi dei contribuenti, cioè per fare un paragone il valore globale di Credit Suisse. Si vuole che questo buco venga finanziato completamente dai contribuenti ticinesi? Se questo sarà il clima intorno alla cassa pensioni cantonale, il gruppo LEGA annuncia già battaglia. I 500 milioni di risanamento deciso nel 2012 e i 700 milioni di prestito varati la scorsa legislatura sono già troppi. Basta spennare i cittadini! I ticinesi hanno bisogno di altre decisioni politiche urgenti come la deduzione integrale dei premi di cassa malati e l’istituzione della tredicesima AVS per le classi sociali svantaggiate.

https://www.liberatv.ch/news/politica-e-potere/1666933/cassa-pensioni-bignasca-dopo-lo-sciopero-sara-battaglia

A scuola di anarchia!

Come faranno a recuperarle? Inoltre siamo uno Stato democratico o dobbiamo sottostare alle leggi sindacali? I docenti sono impiegati dello stato e anche ben retribuiti. È ora che la so smetta di piangersi addosso quando, in questo Cantone, ci sono persone che un lavoro nemmeno ce l’hanno. Questi docenti stanno insegnando l’anarchia ai propri allievi… altro che democrazia.

Maruska Ortelli
GC Lega dei Ticinesi

https://www.mattinonline.ch/it/article/54231/a-scuola-di-anarchia

Aumento dei prezzi … basta non ne possiamo più

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a info@ticinonews.ch con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Il tempismo con cui Alliance Swiss Pass annuncia l’aumento dei prezzi che andranno a pesare sul portafoglio dei cittadini svizzeri ci da parecchio fastidio. Infatti dopo i numerosi aumenti che abbiamo già avuto negli scorsi mesi, quello relativo al settore dei trasporti pubblici non ci mancava. A questo punto permettetemi di scrivere che ci aspettiamo un servizio all’altezza e di qualità , che permetta a chi paga di potersi sedere o per lo meno non essere schiacciato come una sardina e arrivare puntuale a destinazione. Lo sappiamo tutti che il traffico è uno dei problemi più importanti da risolvere, se vogliamo incentivare l’utilizzo dei trasporti pubblici dobbiamo incentivare le persone, e andare ad aumentare il tariffario non è una scelta saggia. Così facendo aumentiamo le persone che preferiscono usare la propria vettura sebbene possono anche passare ore nel traffico. Perché non introduciamo anche un bonus agli utenti, quando il mezzo di trasporto è in ritardo o non è possibile viaggiare seduti rimborsate una quota del biglietto o dell’abbonamento che è stato pagato.

https://www.ticinonews.ch/ospiti/aumento-dei-prezzibasta-non-ne-possiamo-piu-376665

Mozione: Piano d’azione cantonale per la gestione e la regolazione del lupo

“Previo consenso dell’Ufficio federale dell’ambiente, i Cantoni possono prevedere una regolazione degli effettivi di:
stambecchi, dal 1 agosto al 30 novembre;
lupi, dal 1 settembre al 30 novembre.”

Il Consiglio federale, speriamo a breve, emanerà la relativa ordinanza che preciserà l’applicazione di suddetto articolo come pure tutte le altre disposizioni introdotte nella Legge, ma saranno necessari ancora alcuni mesi per cui la possibilità di regolare i lupi arrischia di non poter essere applicata prima del 1° settembre 2024.
Tuttavia il principio che la regolazione dei lupi è affidata ai singoli cantoni è chiara ed è logico che sia così in quanto le differenze tra i vari cantoni del nostro Paese sono notevolissime: da situazioni senza presenza di lupi a situazioni dove i branchi e i singoli lupi sono troppi e i danni agli animali da reddito in continuo aumento e molto preoccupanti. Senza contare anche l’avvicinarsi di molteplici lupi agli agglomerati e alle abitazioni.

Il Ticino è tra i cantoni più colpiti sia per diffusione di lupi (4 branchi accertati ai quali si aggiunge oltre una trentina di lupi vaganti, secondo le valutazioni del centro di monitoraggio KORA) sia per capi predati (nel 2022, in un confronto federale nel nostro Cantone si è verificata la peggior proporzione di capi predati in rapporto ai capi alpeggiati). Anche gli avvistamenti, quelli denunciati alle autorità competenti, in questi primi mesi dell’anno 2023 sono aumentati in modo preoccupante: il numero rispetto allo stesso periodo del 2022 è raddoppiato e si sono verificati casi in ogni distretto, Mendrisiotto compreso. Segno quindi che i lupi sono diffusi in modo capillare anche nelle zone più antropizzate e quindi un rischio di attacchi ad animali domestici o a persone con esiti più o meno gravi non può più essere escluso.

D’altra parte le misure di protezione suggerite dalle autorità federali (cani da protezione, recinzioni, personale ausiliario) sono ben conosciute dagli allevatori, dove è possibile sono state messe in pratica e godono del sostegno finanziario della Confederazione e del Cantone anche se molto si potrebbe ancora fare per intervenire sui limiti attuali, in particolare la disponibilità di cani da protezione e di personale ausiliario.
La morfologia del nostro territorio, molto impervio, formato da alpeggi molto piccoli, le dimensioni delle aziende (dovuto alla frammentazione delle superfici agricole) e una pratica tradizionale che assicura il maggior benessere possibile degli animali (pascolo libero) e anche una cura del territorio capillare non permettono di fare di più di così (secondo lo studio di Agridea del 2017, il 70% degli alpeggi esaminati erano classificati come “non proteggibili”). Uno studio cantonale dove vengono analizzate tutte le aziende d’allevamento del Cantone è attualmente ancora in corso e permetterà una visione completa del nostro territorio e della situazione attuale in Ticino.

La situazione come visto nella difficile annata 2022, dove diversi allevatori hanno deciso di smettere la loro attività, è nettamente fuori controllo e bisogna fare qualcosa urgentemente, altrimenti per il nostro allevamento sarà veramente la fine.
Inoltre, il Consiglio di Stato stesso, nel corso del 2022, aveva rimarcato come il proprio margine di azione fosse limitato dalle disposizioni federali. Ora può far seguire i fatti alle parole.

Richieste
Sarebbe quindi più che necessario non attendere l’emanazione dell’Ordinanza da parte del Consiglio federale, ma iniziare già ora a realizzare un piano d’azione per la gestione e la regolazione del lupo che tenga conto in particolare, oltre alle leggi, di altri elementi fondamentali ossia:
il numero di branchi e lupi già presenti in Ticino nonché gli aumenti prevedibili dovuti alla posizione del nostro cantone, a confine con regioni con una forte densità di lupi;
le peculiarità della pastorizia del nostro Cantone e la necessità di conservare un numero di capi e di aziende che possano continuare ad avere cura del vasto e frammentato territorio montano e che possano continuare a produrre prodotti locali di qualità sia a favore dei residenti sia dei turisti;
trovare delle soluzioni attuabili per le aziende maggiormente in difficoltà, cioè quelle classificate come non proteggibili, che vengono trascurate e messe da parte anche negli aiuti previsti dalla Confederazioni per l’alpeggio, sebbene contribuiscano in maniera essenziale alla cura e al mantenimento del nostro paesaggio nelle zone più discoste ed impervie.

Di conseguenza, i sottoscritti deputati chiedono al Consiglio di Stato, sulla scorta di quanto già approvato anche dal Parlamento del Canton Vaud:

che venga realizzato un piano cantonale d’azione efficiente e coraggioso, che dimostri la visione del Cantone per una gestione e una regolazione del lupo;

il piano d’azione deve tener conto delle considerazioni descritte e avere come obiettivo, tra gli altri, quello di prefissare il numero di lupi singoli e di branchi che il Cantone ritiene e stima sopportabile e gestibile affinché il nostro sistema di allevamento tradizionale possa continuare a esistere senza restrizioni inaccettabili come raccomandato dalla Camere federali e dalla Strategia Lupo Svizzera;

il piano d’azione deve mirare altresì ad alleggerire il carico mentale degli allevatori, ad aumentare i risarcimenti per i danni o addirittura rafforzare le forze di guardia della fauna selvatica / guardiacaccia oltre alle corrispondenti misure attive di allontanamento e dissuasione. Tutto ciò, nei limiti concessi dalla Legge, coinvolgendo e responsabilizzando anche e soprattutto allevatori e cacciatori per una maggiore efficacia e capillarità delle misure di intervento;

il piano d’azione deve servire, oltre a ridurre drasticamente il numero di animali predati, anche a diminuire la percentuale di bestiame da reddito che sopravvive ad un attacco predatorio, ma che però poi vive nella paura ed è traumatizzato e tra le altre cose non produce più come prima;

il piano d’azione deve inoltre rispondere alle ansie crescenti della popolazione in merito alla presenza dei lupi nelle zone antropizzate, con la definizione di misure di intervento chiare volte a modificarne il comportamento, prima, e di prelievo nel caso non funzionassero;

il piano d’azione dovrebbe pure includere riflessioni e conclusioni sulle responsabilità dello Stato in caso di attacco ad animali domestici o a persone. Questo, tenendo conto che i pericoli supplementari citati e le relative restrizioni della libertà personale sono la conseguenza di scelte legislative che sono sempre meno condivise dalla popolazione.

presentata da Sem Genini, Fabio Schnellmann, Omar Balli, Alessandro Mazzoleni, Mauro Minotti, Paolo Ortelli, Tiziano Zanetti, Andrea Sanvido, Alessandro Corti, Lea Ferrari, Eolo Alberti, Aron Piezzi, Roberta Soldati, Daniele Piccaluga, Michele Guerra, Giovanni Berardi, Sabrina Gendotti, Sara Demir, Andrea Censi, Omar Terraneo

https://www.mattinonline.ch/it/article/54220/mozione-piano-d-azione-cantonale-per-la-gestione-e-la-regolazione-del-lupo

“Basta!” con chi denigra la Svizzera, il suo Popolo e le sue istituzioni

Lanciano accuse pesanti e infamanti nei confronti delle forze dell’ordine; raccontano i fatti con la loro distorta visione delle cose e gettano discredito su tutto il lavoro che viene fatto. Lavoro che costa soldi, molti soldi del cittadino contribuente ticinese e svizzero. Sanno – loro i falsi migranti – che ci sono le solite organizzazioni che raccolgono e divulgano tutto quanto vien detto per raggiungere il loro fine: aprire le porte a tutti, buttare all’aria la politica d’asilo, far saltare le istituzioni e chi cerca di garantire la legalità.

Per la Lega dei Ticinesi è giunto il momento di dire “Basta”! Basta con i comunicati stampa e le manifestazioni di una manciata di persone (sempre le stesse!) del collettivo R-esistiamo, riprese dai nostri media, soprattutto con la R$I in prima fila a far da grancassa. Basta dare credito a tutto quanto viene raccontato da qualsiasi richiedente l’asilo, senza alcuna controprova. Basta considerare le forze dell’ordine degli aguzzini e i collaboratori nei centri della SEM dei boia. Basta insomma a questa narrazione, montata ad arte e priva di ogni fondamento.

La realtà è ben altra: oggi gli agenti di sicurezza nei centri d’asilo non possono più alzare nemmeno la voce, perché partono prontamente le denunce. Si dimentica infatti che gli agenti di sicurezza sono chiamati in primo luogo a proteggere i veri rifugiati (famiglie con bambini, ecc.) dai falsi rifugiati (giovani maschi, violenti e irrispettosi). Se dessimo ascolto ai farlocchi comunicati crederemmo che la vita all’interno dei centri sia un inferno. Invece, spendiamo centinaia di milioni di franchi per la politica d’asilo e per la politica d’integrazione, e in questi giorni il Consiglio federale ha chiesto ancora più soldi per l’asilo: parliamo di 133 Milioni di franchi! È ora di dire “Basta!” a chi vuole solo denigrare la Svizzera, il suo Popolo e le sue istituzioni!

Aumento tassi d‘interesse crediti Covid … “e il Consiglio di Stato?”

*Interrogazione di Omar Balli (per il Gruppo Lega) al Governo


Il Consiglio Federale, a fine marzo, ha deciso di aumentare i tassi sui crediti Covid. Dal tasso zero si è passati ad un tasso che va dal 1.5% fino al 2%. Una decisione che penalizza le PMI e gli artigiani che, ricordiamo, avevano potuto beneficiarne per fare fronte alle enormi difficoltà causate dalla pandemia e dal lockdown deciso dal CF.

Va altresì sottolineato che, il 31 marzo dell’anno scorso, sono stati introdotti gli ammortamenti. Infatti, é stato stabilito che, di regola, i crediti Covid devono essere rimborsati entro 8 anni dalla concessione. Nell’attuale situazione congiunturale legata alla guerra in Ucraina ed ai conseguenti rincari, simili decisioni appaiono problematiche. Il nostro Cantone ne risulta ancor più penalizzato in quanto la sua situazione economica e sociale è nettamente peggiore rispetto al resto della Svizzera, anche grazie alla libera circolazione che, va detto, i ticinesi hanno sempre respinto.

Dopo questa doverosa premessa, poniamo al Lodevole Consiglio di Stato, le seguenti domande:

  • è stato consultato prima della decisione del Consiglio Federale? La condivide? Ha espresso o intende esprimere la sua contrarietà? Ha chiesto o intende chiedere l’annullamento o, perlomeno, un rinvio della stessa?
  • Gli Istituti bancari ticinesi, in primis Banca Stato sono stati interpellati in merito (dal Governo federale e da quello cantonale)? Con che esito?
  • Quale è la situazione attuale in Ticino (stima dell’importo totale dei crediti in essere e del loro numero)?
  • Quale effetto si prevede che abbia questa decisione (sia sulle aziende e sugli artigiani coinvolti, che sull’economia ticinese in generale)?

https://www.mattinonline.ch/it/article/54180/aumento-tassi-d-interesse-crediti-covid-e-il-consiglio-di-stato

Mobilità: E adesso la Lega vuole ingabbiare i radar

Troppi controlli, i granconsiglieri vogliono imporre una «giusta misura» al loro ministro

La Lega ritorna a sparare sui radar, come ai tempi del Nano. E pazienza se oggi alla testa del Dipartimento delle Istituzioni c’è un leghista. Il gruppo parlamentare, trascinato da Boris Bignasca e Michele Guerra, ha deciso che è giunto il momento di mettere un argine alla continua crescita dei controlli di velocità da parte della polizia cantonale e delle comunali.

Concretamente la Lega chiede – tramite un’iniziativa parlamentare generica – che l’attuale politica dei controlli di velocità venga aggiornata «in modo più ragionevole», che tutti i radar vengano segnalati con un apposito cartello e che si introduca un tetto massimo al numero di postazioni di controllo della velocità, tanto cantonali quanto comunali, presenti contemporaneamente sul territorio.

Non è un attacco a Norman Gobbi ma quasi, sebbene i granconsiglieri leghisti si siano premurati di esordire nel loro atto parlamentare con tutta una serie di elogi per il «servizio ineccepibile» garantito dalla polizia e dal Dipartimento delle Istituzioni.

Dodici anni di quasi silenzio
Al di là delle parole di circostanza , si tratta del primo affondo leghista sui radar dal 2011 a questa parte, ovvero da quando Norman Gobbi ha ripreso la direzione delle Istituzioni dal centrista Luigi Pedrazzini. In tutti questi anni il malcontento degli automobilisti era stato lasciato in mano all’UDC e al Centro, con l’eccezione di una singola interrogazione del solo Stefano Tonini, nel 2019, dopo che la diffusione del video di un radar piazzato proprio sotto il cartello di cambio del limite di velocità a Camorino aveva scatenato un polverone.

Tanti controlli comunali
Quel radar «truffaldino» – aveva poi spiegato il Consiglio di Stato – non era opera della polizia cantonale bensì di una comunale. Corpi, questi ultimi, cui vanno effettivamente attribuiti molti dei controlli di velocità sulle strade del cantone. Basti pensare che la sola polizia comunale di Lugano esegue più controlli di velocità dell’intera polizia cantonale.

Sono in crescita anche gli appostamenti della polizia comunale di Bellinzona, stabili quelli di Locarno, mentre solo tre corpi – la polizia del Vedeggio, la Ceresio Sud e la Malcantone Ovest – non hanno effettuato nemmeno un controllo radar l’anno scorso. In totale, le polizie comunali sono responsabili di circa l’80% di tutti i controlli di velocità sulle strade ticinesi.

«Dovere» del legislatore

Quel che traspare è un proliferare di controlli radar, spesso nemmeno coordinati tra loro. In questo contesto Bignasca e Guerra ritengono che «vi sia anche un dovere da parte del legislatore, quindi del Gran Consiglio, nel dare a tutto la propria giusta misura, con indicazioni e indirizzi a questa politica di prevenzione».

In pratica, a loro avviso, servirebbe un tetto massimo al numero di controlli radar. In più gli apparecchi andrebbero tutti segnalati, non solo con il consueto comunicato diffuso ogni venerdì dalla polizia cantonale ma anche con cartelli da posare nel tratto precedente l’apparecchio. Questo dovrebbe valere sia per la polizia cantonale, sia per le polizia comunali.

Non sono richieste rivoluzionarie, a dire il vero. Negli scorsi anni c’è chi si è spinto più lontano, come il presidente UDC Piero Marchesi, che durante il suo brevissimo periodo in Gran Consiglio ha proposto di vietare alle comunali di effettuare controlli radar. Quasi quattro anni dopo, la mozione di Marchesi è ancora nei cassetti governativi. Insieme all’interpellanza di Marco Passalia e Fiorenzo Dadò, sebbene fosse stata presentata con la formula dell’urgenza in modo da ottenere risposta prima delle elezioni. Non è stato così. Ma chissà che il fuoco amico non possa velocizzare l’intero dossier.

https://www.cdt.ch/prodotti/e-adesso-la-lega-vuole-ingabbiare-i-radar-314777

Iniziativa Parlamentare generica – “Radar”: giusto prevenire, ma serve una giusta “misura”

La Polizia fa il proprio lavoro offrendo un servizio ineccepibile a tutta la popolazione del nostro Cantone. Stesso discorso vale per il Dipartimento delle Istituzioni. Entrambi, oltre che ad applicare le leggi, devono svolgere importanti compiti di prevenzione ed i controlli della velocità ricadono proprio in questa categoria. E se chi li organizza ha un dovere chiaro nel doverli eseguire e nel prevenire (con le responsabilità che ciò comporta) – in parole povere nel dover “piazzare” radar per dar seguito a questo dovere di prevenzione – ecco che a tendere, senza una “misura” o un’indicazione chiara da parte del Legislatore, i controlli continueranno ad essere sempre più capillari ed importanti. 

Gli scriventi rappresentanti del Gruppo Parlamentare Lega dei Ticinesi, ritengono quindi vi sia anche un dovere da parte del Legislatore (quindi il Gran Consiglio) nel dare a tutto la propria giusta “misura”: con indicazioni ed indirizzi a questa politica di prevenzione. Oggi, infatti, i controlli della velocità risultano numericamente importanti e particolarmente ricorrenti. Sono – a nostro avviso – molti: talvolta veramente troppi.

Bastano – in tal senso – i due grafici qui allegati per ben comprendere le proporzioni.Il Parlamento, anni fa, chiamato ad esprimersi sul tema, decise che per calibrare l’impiego dei radar e quindi per dare una “misura” ragionevole al loro utilizzo, la località (il Comune) del posizionamento dei radar avrebbe dovuto essere segnalata. Oggi così è: quindi ogni qualvolta un radar cantonale viene installato in un determinato comprensorio comunale, ecco che questo viene comunicato pubblicamente tramite comunicato stampa da parte del Dipartimento delle Istituzioni. Ma questo oggi non basta. Purtroppo – infatti – questo iter non ha cambiato le cose. I controlli sono sempre più regolari, importanti e capillari. E questo nonostante un tasso di eccessi di velocità “fotografati” passato da quasi il 10% del 2014/15 al 3.3% del 2022: peraltro a dimostrazione di quanto l’automobilista sia sempre più prudente e corretto (certamente anche grazie alla prevenzione finora attuata). In più, a contrastarne l’efficacia preventiva, proprio in questi anni sono sorte miriadi di applicazioni o chat “vietate” con migliaia di iscritti (regolarmente chiuse e poi riaperte) atte a segnalare le postazioni di controllo della velocità. Cosa che peraltro crea anche una pericolosa e distorsiva asimmetria informativa fra i cittadini. 

Per questa ragione e a fronte di una realtà attuale ben diversa da quella anche solo di dieci anni fa, gli scriventi chiedono che:

1. si aggiorni in modo più ragionevole e meno “forte” l’attuale politica dei controlli di velocità;

2. tutte le postazioni per il controllo della velocità vengano segnalate con un apposito cartello. Ad esempio – ma questa è solo un’ipotesi a dipendenza del tratto e della tipologia di strada – per una distanza massima di 5km. Così da garantire sul tratto coinvolto una velocità secondo i limiti e contemporaneamente segnalare la presenza del controllo;

3. il numero di postazioni di controllo della velocità (tanto cantonali quanto comunali) presenti contemporaneamente sul territorio cantonale venga coordinato e limitato ad un tetto massimo. 

In tal senso andranno quindi adottate le necessarie modifiche legislative.

La presente iniziativa è volutamente presentata nella forma generica al fine di permettere al Gran Consiglio di esprimersi sul principio, lasciando però che tutti i dettagli derivino da una giusta mediazione fra le parti o da un’apposita proposta del Consiglio di Stato.

Boris Bignasca e Michele Guerra