2 aprile 1995: Marco Borradori entra in Governo. Da 30 anni al servizio dei ticinesi!

Il 2 aprile 1995 Marco Borradori veniva eletto in Consiglio di Stato, segnando l’ingresso della Lega dei Ticinesi nel Governo cantonale. Oggi, a 30 anni di distanza, celebriamo un traguardo storico per un movimento che ha saputo lasciare il segno nella politica ticinese. Un ricordo speciale va a Marco, figura simbolo di passione, dedizione e vicinanza alla gente. La sua eredità continua a ispirarci.

“Un movimento di rottura”

30 anni di Lega in Governo

Ne parliamo con alcuni protagonisti di quel 1995: Pantani, Foletti e Castelli

Quando la Lega vide la luce, ad inizio dell’ormai lontano 1991, i soliti “esperti” (politici e giornalisti) dissero che sarebbe durata qualche mese: il medesimo pronostico, clamorosamente toppato, che venne formulato l’anno precedente, in occasione della nascita del Mattino.
Invece, già alle prime elezioni cantonali cui si presentò, quelle dell’aprile 1991, la Lega ottenne un risultato di tutto rispetto, mancando l’ingresso in Consiglio di Stato solo per qualche punto percentuale. La crescita proseguì impetuosa ai successivi appuntamenti con le urne: le federali del 1991, in cui la Lega portò Flavio Maspoli e Marco Borradori in Consiglio nazionale e Giorgio Morniroli al Consiglio degli Stati, e le comunali del 1992, che permisero al Movimento di staccare seggi in numerosi municipi, città incluse (due posti nell’Esecutivo di Lugano, con Marco Borradori e Giorgio Salvadé, tanto per dirne una).
Arrivarono poi le elezioni cantonali del 1995. Furono caratterizzate dall’accesa competizione tra Borradori e Maspoli, con Flavio che organizzò pure un tour elettorale in torpedone. A spuntarla, come pronosticato dal Nano, fu tuttavia un giovane Marco Borradori, soprannominato “il volto pulito della Lega” che divenne così il primo – e popolarissimo – Consigliere di Stato del Movimento. Per la Lega, la sua elezione fu un vero terno a lotto.
In questi 30 anni di governo, la Lega, come un fiume in piena, ha scolpito il territorio politico del Ticino, arricchendolo di successi, insegnamenti e ammettiamolo… anche di qualche inciampo. Ne parliamo con chi ha vissuto quell’anno, il 1995, come la prima campagna politica o l’inizio della propria carriera politica dietro i banchi del Palazzo delle Orsoline: Roberta Pantani, Michele Foletti e Christian Castelli.

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Roberta Pantani
“Borradori, una grande sorpresa”

Sono passati 30 anni dall’ingresso della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato. Qual è la prima sensazione che prova ripensando a quel periodo?
Sembra incredibile, ma mi sembra ieri. Il tempo è volato e mi sconvolge pensare che sono già passati tre decenni. La Lega, sin dal suo ingresso in politica, ha rappresentato una forza dirompente, capace di sconvolgere non solo il panorama politico cantonale, ma anche la mentalità dei cittadini ticinesi. Già con l’uscita del Mattino della Domenica, nei primi anni ’90, si era capito che qualcosa stava cambiando. Poi, con l’elezione di Marco Borradori in Consiglio di Stato, il cambiamento è diventato realtà.

Nel 1995 molti si aspettavano l’elezione di Flavio Maspoli, ma alla fine fu Marco Borradori a conquistare il seggio. Che ricordi ha di quella campagna elettorale?
Fu una grande sorpresa. Marco Borradori vinse giocando da outsider, mentre tutti davano per scontato l’ingresso di Maspoli in governo. Maspoli non la prese benissimo, ma quello fu l’inizio della carriera politica sfavillante di Borradori. Personalmente, quella campagna l’ho vissuta da lontano, anche perché in famiglia c’era mio padre che per la prima volta si presentava per il Gran Consiglio – e fu brillantemente eletto – e poi perché ero incinta del mio secondo figlio.

Con l’ingresso della Lega in Consiglio di Stato cambiarono anche gli equilibri di potere. Come visse quel momento?
Ci fu un vero e proprio scossone nel sistema politico ticinese. Un cambiamento che si rifletté anche nelle nomine nei consigli di amministrazione degli enti statali e parastatali. Ricordo bene che alla fine del ’96 ricevetti una telefonata: “Vai in BancaStato.” E io, semplicemente, obbedii. Era un periodo in cui si vedevano cambiare molte cose, e la Lega si trovò improvvisamente a dover gestire il potere, con tutte le responsabilità che ne derivavano.

In questi anni la Lega ha fatto tante promesse. C’è qualcosa che secondo lei non è stato mantenuto?
Sarò scontata, ma sui radar non abbiamo fatto una gran figura. All’inizio combattevamo contro le imposizioni dall’alto con la Carovana della Libertà, denunciavamo le restrizioni e difendevamo i cittadini. Poi, alla fine, ogni ticinese si è ritrovato a pagare multe per eccesso di velocità. È una cosa che ancora oggi mi disturba. Ci tengo a precisare che io non ho mai preso un radar e non mi è mai stata ritirata la patente, ma il punto non è questo: il problema è che abbiamo dato un messaggio e poi non siamo riusciti a mantenerlo fino in fondo.

La politica è cambiata molto rispetto a 30 anni fa. Come vede le nuove generazioni di leghisti?
Oggi vedo meno grinta, meno determinazione. Quando noi abbiamo iniziato, dovevamo farci conoscere e far sentire la nostra voce in modo concreto, perché non c’erano i social dove bastava postare una foto per farsi notare. Bisognava metterci la faccia, e questo ha significato anche ricevere tanti colpi, non solo metaforici. Io, Foletti, e tanti altri abbiamo preso “calci nei denti” – per non dire altrove – e siamo andati avanti lo stesso. Oggi ho la sensazione che se un giovane entra in politica e dopo due settimane prende una critica, lascia perdere.

Guardando indietro, ha qualche rimpianto?
Nessuno. Ho sempre creduto in quello che ho fatto, e i fatti mi hanno dato ragione. Se tornassi indietro, rifarei tutto esattamente allo stesso modo. La Lega mi ha insegnato tanto, mi ha forgiato e mi ha fatto diventare la persona che sono oggi.

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Michele Foletti
“Abbiamo cambiato la politica ticinese”

Michele Foletti, lei nel 1995 era alla sua prima candidatura. Che ricordi ha di quella campagna?
Per me era la prima volta in lista per il Gran Consiglio. I reduci della storica lista del ’91 c’erano ancora, come Max Robbiani e ovviamente Antonella Bignasca. Ricordo anche il clima acceso di quegli anni: Flavio Maspoli aveva aperto L’Altra Notizia e iniziato ad attaccare duramente Marco Borradori, accusandolo di essere un leghista annacquato.

E lei come visse questa tensione interna?
Mi ritrovai nel mezzo. Un giorno mi intervistarono a TeleTicino – o forse si chiamava ancora Telecampione – e io difesi pubblicamente Borradori. Maspoli, inutile dirlo, non la prese bene. Dopo la vittoria di Marco, Maspoli era capogruppo in Gran Consiglio e me la fece pagare: nonostante la mia buona elezione, mi confinò per quattro anni nella Commissione bonifiche fondiarie.

Guardando alla Lega di oggi, si riconosce ancora in quel movimento?
No, la Lega di allora e quella di oggi sono due cose completamente diverse. Ai tempi era un movimento di ribellione contro un sistema politico vecchio, clientelare. C’erano i “tavoli di sasso”, dove i presidenti di due o tre partiti decidevano le sorti del Cantone. Noi abbiamo rotto quel sistema.

Questo cambiamento è stato un successo o un limite?
Un successo, perché la Lega ha costretto tutti a cambiare modo di fare politica. Certo, oggi non avrebbe più senso riproporre quella stessa Lega barricadera. Sarebbe antistorico.

Alcuni, però, dicono che, entrati nelle stanze dei bottoni, abbiate perso lo spirito originario.
È normale. Quando hai responsabilità di governo, devi comportarti in modo diverso. Il problema è che oggi tutti i partiti preferiscono stare all’opposizione piuttosto che governare. Se si vuole davvero tornare a essere barricaderi, allora bisogna uscire dal governo e fare solo opposizione. Ma è davvero la soluzione migliore?

C’è una promessa della Lega che non è stata mantenuta?
Due, direi: le casse malati e i frontalieri. Non potevamo certo risolverli da soli. Ma si poteva spingere di più. Il problema delle casse malati, poi, non lo risolverà mai nessuno!

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Christian Castelli
“Sono ricordi indelebili”

Qual è il primo ricordo di quel periodo?
Così di primo acchito direi che la campagna elettorale del 1995 fu caratterizzata da un grande fermento politico. Con l’entrata di un nuovo movimento politico – guai a chiamarlo partito – in Ticino la domanda che si poneva non era tanto se, ma fino a che punto la Lega avrebbe cambiato gli equilibri in essere.

La passione per la politica, per certi versi, travalicava quanto il politico potesse effettivamente influenzare.
Anche grazie ad un approccio diretto, a tratti provocatorio, temi quali le questioni locali, il lavoro, l’economia e l’identità culturale la fecero da padroni in quella campagna elettorale di 30 anni fa.

Ha un aneddoto della campagna?
I ricordi sono quelli di comizi molto animati, di dibattiti politici accesi, candidati che cercavano visibilità in un mondo senza ‘social’. A quel tempo la differenza la faceva la stampa scritta e parlata. Se fare campagna con visibilità mediatica non assicurava il successo, farlo senza garantiva la sconfitta. In questo il fatto che fossi anche candidato al Consiglio di Stato, oltre che in Gran Consiglio, fu sicuramente di aiuto. Anche perché mezzi finanziari – all’epoca ero studente – non ne avevo per cartelloni o santini.
Dunque dovetti sfruttare l’unica apparizione in televisione per profilarmi. E, seppur a distanza di 30 anni, l’aneddoto che meglio ricordo è questo: accadde che mio padre un giorno mentre pranzavamo in famiglia mi raccontò che quella mattina, mentre si recava in bus in città, un suo conoscente lo salutò chiamandolo per cognome. Di lì a breve una persona che non lo conosceva gli chiese se fosse parente del ‘Castelli il giovane candidato che partecipò la sera prima al dibattito in TV’. Mio padre disse che era suo figlio e lui gli chiese di farmi i complimenti.
Se ho imparato qualcosa da quell’episodio, è che nella vita uno deve sempre cercare di dare il meglio di sé. Sembrerà vano, ma qualcuno che osserva e che apprezza c’è sempre. E a lungo andare questo aiuta a coltivare professionalità, disciplina e competenze.

(Il Mattino della domenica, 30 marzo 2025)

“L’eredità di Borradori e nel 2013 il triplete del Nano”

1995-2025: 30 anni della Lega dei Ticinesi in Consiglio di Stato

Il 2 aprile 1995 è una data spartiacque nella politica ticinese: quel giorno, Marco Borradori venne eletto in Consiglio di Stato, segnando l’ingresso della Lega dei Ticinesi nell’esecutivo cantonale.
A trent’anni di distanza, quell’evento rappresenta non solo una vittoria elettorale, ma l’inizio di una trasformazione profonda del panorama politico del Canton Ticino.
“Borradori,” ricorda Norman Gobbi, “è stato una figura carismatica e pragmatica, il volto istituzionale di un movimento nato come protesta e rapidamente divenuto forza di governo.
La sua elezione consacrò un partito che, fondato nel 1991 da Giuliano Bignasca, aveva saputo conquistare consensi con temi come l’autonomia ticinese, la lotta alla burocrazia e l’opposizione al centralismo di Berna”.
Nei suoi diciotto anni di mandato nel Consiglio di Stato (1995-2013), Borradori guidò il Dipartimento del territorio, contribuendo alla modernizzazione delle infrastrutture cantonali e consolidando la credibilità della Lega come forza di governo. “ La sua capacità di mediazione e il suo approccio pragmatico gli valsero stima anche al di fuori dell’elettorato leghista, portandolo a essere rieletto con largo consenso”, prosegue Gobbi.

Il triplete e l’eredità di Bignasca
L’anno 2013 fu un altro momento chiave per la Lega, anche se segnato da un evento doloroso. Giuliano Bignasca, figura dirompente e leader carismatico del nostro movimento, scomparve ad inizio marzo di quell’anno. La sua morte rappresentò uno shock, ma il suo lascito politico si concretizzò in un trionfo elettorale storico: la Lega conquistò per la prima volta tre seggi su sette in Municipio a Lugano ma soprattutto Marco Borradori venne eletto sindaco della principale città ticinese. Fu il cosiddetto “triplete”, oltre a confermare la propria presenza nel Consiglio di Stato. Quella vittoria postuma fu il sigillo della strategia politica di Bignasca, dimostrando che il movimento da lui fondato aveva radici profonde nel tessuto ticinese.

Dal Cantone al Municipio di Lugano
Il passaggio di Borradori alla carica di sindaco di Lugano nel 2013 non segnò un arretramento della Lega, ma l’inizio di una nuova fase.
“Il movimento riuscì a mantenere e rafforzare la propria rappresentanza nell’esecutivo cantonale, a conferma che la rivoluzione iniziata nel 1995 aveva modificato in modo irreversibile la politica ticinese,” sottolinea Gobbi.
La scomparsa prematura di Borradori nell’agosto 2021, mentre era ancora in carica come sindaco, ha commosso l’intero Cantone, oltrepassando le divisioni politiche. “La sua figura rimane emblematica di un modo di fare politica che ha saputo coniugare le istanze della cittadinanza con la responsabilità di governo,” aggiunge Gobbi. “A 30 anni da quella storica elezione, la Lega dei Ticinesi resta una forza significativa, sebbene abbia affrontato trasformazioni e sfide, compresa la perdita di due leader come Bignasca e Borradori”.

Lo spirito dei fondatori
La presenza trentennale della Lega in Consiglio di Stato ha contribuito a ridisegnare l’identità politica del Ticino, affrontando temi cruciali come i rapporti con l’Italia, la questione dei frontalieri, l’immigrazione e la difesa dell’identità locale in un contesto globalizzato.
“Questi restano argomenti centrali nel dibattito pubblico e continuano a definire l’agenda politica cantonale,” insiste Gobbi. “Guardando a questi tre decenni, è evidente che l’elezione di Borradori non fu solo l’affermazione di un movimento, ma il segnale di un cambiamento più profondo nella cultura politica ticinese”, conclude Gobbi. “Da forza di protesta a elemento stabile di governo, la Lega ha dovuto affrontare le sfide di un mondo sempre più interconnesso, cercando di mantenere vivo lo spirito originario di autonomia e identità locale che aveva animato i suoi fondatori”.

Intervista a Norman Gobbi (Il Mattino della domenica, 30 marzo 2025)

Criminalità: i dati parlano chiaro. Gli stranieri delinquono di più!

La Lega dei Ticinesi ribadisce con forza ciò che i benpensanti fanno finta di non vedere: l’incidenza criminale degli stranieri residenti in Svizzera è più del doppio rispetto a quella dei cittadini svizzeri. Ma non è tutto. Quando si parla di richiedenti l’asilo, la situazione diventa semplicemente inaccettabile: l’incidenza criminale è quasi sei volte superiore rispetto alla popolazione svizzera.
Questi dati ufficiali, che non lasciano spazio a interpretazioni, confermano quello che denunciamo da anni: c’è un problema evidente di integrazione e sicurezza, che la politica federale continua colpevolmente a sottovalutare.
Non si tratta di “generalizzare”, ma di affrontare i fatti con coraggio. I ticinesi hanno il diritto di vivere in un Paese sicuro, dove le leggi valgono per tutti e chi delinque – a maggior ragione se ospite – deve essere espulso senza se e senza ma.
La Lega continuerà a battersi per più sicurezza, per controlli più severi alle frontiere, per una politica d’asilo rigorosa e per l’espulsione automatica degli stranieri che delinquono. La Svizzera non può diventare il rifugio di chi non rispetta le nostre leggi e il nostro modo di vivere.
Basta buonismo, avanti con il buonsenso.

La criminalità straniera è un fatto: servono controlli severi per proteggere il Ticino e la Svizzera

Comunicato stampa

Le recenti statistiche sulla criminalità a livello svizzero rivelano un aumento dell’8% dei reati nel 2024, con 563’633 casi registrati. Particolarmente preoccupante è l’incremento dei reati violenti gravi, mai così elevati dal 2009. Più favorevole la situazione in Ticino, dopo un 2023 contraddistinto dai reati commessi da migranti e pseudo-asilanti.

Il ricercatore Dirk Baier e lo psichiatra forense Frank Urbaniok hanno recentemente evidenziato che una parte significativa di questi reati è commessa da stranieri. Urbaniok sottolinea che individui provenienti da determinati Paesi, come Algeria, Marocco e Afghanistan, mostrano una propensione al crimine superiore alla media. Che novità! Quanto ha sempre detto la Lega dei Ticinesi trova conferma nei dati reali e da parte di studiosi non imbavagliati dal perbenismo ideologico.

La Lega dei Ticinesi ribadisce con forza la necessità di controlli più rigidi alle frontiere e di un’immigrazione regolata con fermezza. La sicurezza dei nostri cittadini deve essere la priorità assoluta, sempre!

l coordinamento della Lega si consolida

Comunicato stampa

La Lega dei Ticinesi prosegue il proprio percorso con energia e coesione. Il Coordinatore Daniele Piccaluga ha scelto come vice coordinatori Gianmaria Frapolli e Alessandro Mazzoleni, due figure che garantiranno solidità e dinamismo al lavoro del coordinamento e ciò anche grazie alle loro rispettive sensibilità che distinguono la Lega dei Ticinesi da altri partiti in Ticino.

La volontà è chiara: vogliamo rafforzare il contatto con le sezioni, creare un dialogo costante e bidirezionale che permetta di ascoltare le realtà locali e dare risposte concrete alle esigenze del nostro territorio. Solo attraverso una comunicazione autentica e costante potremo continuare a rappresentare con forza la volontà popolare.

Per strutturare e rendere ancora più efficace l’azione politica della Lega, intendiamo coinvolgere attivamente il nostro gruppo parlamentare, i municipali impegnati nelle realtà locali e un gruppo di pensiero tecnico che possa contribuire con competenza e visione strategica.

Siamo consapevoli che il futuro del Movimento passa anche dalle nuove generazioni. Per questo vogliamo dare sempre più spazio al Movimento Giovani Leghisti, valorizzando il loro entusiasmo e offrendo opportunità concrete di crescita politica, affinché possano diventare i portavoce delle battaglie di domani.

Per garantire un coordinamento efficace e condiviso, opereremo con un gruppo allargato, che includerà i Consiglieri di Stato, il Consigliere nazionale ed il capogruppo in Gran Consiglio. Inoltre, per mantenere vivo il legame con la nostra storia e le nostre radici, ci avvarremo di un “sounding board” composto dalla vecchia guardia del Movimento, la cui esperienza è da sempre un prezioso punto di riferimento.

La Lega dei Ticinesi guarda avanti con determinazione, unendo tradizione e innovazione, ascolto e azione, per continuare a essere la voce autentica della nostra gente.

Rafforzare i controlli ai confini è una necessità per la sicurezza del Ticino e le nostre famiglie

Movimento Giovani Leghisti

Rafforzare i controlli ai confini è una necessità per la sicurezza del Ticino e le nostre famiglie.
La recente decisione della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati di intensificare i controlli ai confini della Svizzera rappresenta un passo fondamentale per garantire la sicurezza del nostro Paese, in particolare del Ticino. Questa misura mira a contrastare efficacemente l’immigrazione irregolare e a ridurre la criminalità organizzata, obiettivi importanti per la stabilità e il benessere della nostra regione e, soprattutto, per la sicurezza delle nostre famiglie.
L’esempio della Germania, che ha recentemente prorogato i controlli temporanei alle frontiere per altri sei mesi, dimostra l’efficacia di tali misure. Secondo il cancelliere tedesco Olaf Scholz, grazie a questi controlli è stato possibile ridurre l’immigrazione irregolare in modo significativo, con 47.000 allontanamenti di criminali dalla Bundesrepublik ed una diminuzione di un terzo delle richieste di asilo dal 2023 al 2024.
Il Ticino, per la sua posizione geografica, è particolarmente esposto ai flussi migratori irregolari e alla criminalità organizzata. Questo non solo mette a rischio la sicurezza generale della regione, ma ha un impatto diretto sulla tranquillità e la sicurezza delle nostre famiglie. Genitori e figli devono poter vivere in un ambiente sereno, senza il timore di episodi di furti, spaccio, sfruttamento delle donne per la prostituzione, lavoro llegale o altri reati che spesso trovano terreno fertile nei movimenti incontrollati ai confini.

Rafforzare i controlli doganali significa garantire che le nostre strade, i nostri quartieri e i luoghi frequentati dai nostri figli rimangano sicuri. Vuol dire offrire ai ticinesi una qualità della vita elevata, dove le famiglie possano crescere i loro bambini senza preoccupazioni legate alla criminalità di quartiere o all’insicurezza.
Nel 2023, il Cantone Ticino ha registrato un totale di 15.364 reati secondo il Codice Penale (CP). Di questi, il 56,3% degli imputati erano stranieri, il 76,5% uomini e l’8,7% minorenni. In particolare, per i reati al CP, la percentuale di imputati stranieri è stata del 56,3%, mentre per la Legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) del 91%. Questo riflette come la LStrI riguardi principalmente gli stranieri non residenti. A livello nazionale, nel 2023, i reati contro la Legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) sono aumentati del 21,5%, totalizzando 43.180 reati.

A conferma della necessità di controlli più rigidi ai confini, recenti fatti di cronaca mostrano come l’immigrazione irregolare possa rappresentare un rischio concreto per la sicurezza pubblica. L’attacco di Mulhouse è stato compiuto da un uomo con un “profilo schizofrenico”, secondo il ministro dell’Interno francese. Tuttavia, la matrice è considerata terroristica. L’aggressore, un algerino entrato illegalmente in Francia nel 2014, era stato condannato nel 2023 per istigazione al terrorismo e successivamente posto agli arresti domiciliari. Durante l’attacco ha urlato “Allah Akbar”. Questo episodio dimostra come l’assenza di controlli efficaci alle frontiere possa facilitare l’ingresso di individui potenzialmente pericolosi.

Un altro esempio è la storia recentemente raccontata da TIO: un uomo che, nonostante guadagni 4.000 franchi al mese, dorme su un materasso per strada. Lavora in Svizzera in modo illegale per tre mesi all’anno, senza un contratto regolare, per poi fare la bella vita 9 mesi nel suo paese di origine. Questo dimostra come il lavoro nero e l’immigrazione irregolare contribuiscano a creare situazioni di degrado e disagio sociale.

Per i nostri residenti, la protezione e la sicurezza dei loro figli sono di primaria importanza. Un ambiente sicuro e controllato permette ai bambini di crescere in un contesto sereno, senza la paura di essere esposti a fenomeni di criminalità o situazioni di pericolo. Rafforzare i controlli ai confini non è solo una questione politica, ma un dovere nei confronti delle generazioni future, affinché possano vivere in una società stabile e protetta.Per una volta, possiamo dire che è essenziale che la Svizzera segua l’esempio di altri Paesi europei, adoDando misure concrete per intensificare i controlli ai confini. Solo attraverso un’azione decisa e coordinata potremo affrontare le sfide legate all’immigrazione e alla criminalità organizzata salvaguardando la nostra sicurezza e di conseguenza il nostro benessere!

Richiedenti l’asilo in protesta? A casa loro!

Comunicato stampa

Apprendiamo con incredulità e una punta di ironico disgusto che un gruppo di richiedenti l’asilo ha scelto di protestare per le condizioni di accoglienza a Cadro.
Sì, avete letto bene: persone che sono ospitate, nutrite e mantenute grazie ai soldi dei contribuenti ticinesi si lamentano pure!
Forse qualcuno dovrebbe ricordare a queste persone che il Ticino non è un albergo a cinque stelle e che non spetta a noi esaudire ogni loro richiesta o capriccio. Se non sono soddisfatti o non apprezzano il nostro modo di accoglierli, la soluzione è semplice: tornare a casa.
Da anni l’immigrazione incontrollata ha sollevato preoccupazioni in merito alla sicurezza, al degrado e alle crescenti tensioni sociali. Ci troviamo ora di fronte a situazioni in cui alcuni “ospiti” non sembrano riconoscere i benefici ricevuti, anzi protestano invece di ringraziare. È la dimostrazione perfetta che questo sistema è marcio e necessita di una revisione radicale.
La Lega dei Ticinesi sollecita quindi il Governo a mettere da parte il buonismo, a far rispettare la volontà dei cittadini e a dare priorità agli interessi dei ticinesi.
I nostri anziani, i nostri lavoratori e i nostri giovani meritano risorse e attenzione. Non coloro che pretendono di essere serviti e riveriti senza fornire alcun contributo alla nostra società.
Chi sceglie di vivere in Ticino deve rispettare le regole e mostrare riconoscenza. Per chi non è disposto a farlo, la porta è aperta: via subito.

La Svizzera destina più fondi all’estero che ai propri cittadini: una scelta inaccettabile

Comunicato stampa Movimento Giovani Leghisti

Berna, La Svizzera ha stanziato, dall’inizio del conflitto in Ucraina, circa 3,7 miliardi di franchi per il sostegno alla popolazione ucraina, sia all’interno del paese che nel resto dell’Europa. Di questi, 3,1 miliardi (85%) sono stati impiegati per l’accoglienza dei rifugiati in Svizzera, mentre 447 milioni sono stati destinati direttamente a progetti umanitari e di sviluppo in Ucraina e nei paesi vicini.

Nel frattempo, il Consiglio federale ha recentemente introdotto una tredicesima mensilità per le rendite AVS, misura che comporterà un costo annuo di circa 5 miliardi di franchi a partire dal 2026. Tuttavia, invece di coprire questa spesa con i fondi già presenti nel bilancio federale, il governo vuole aumentare l’IVA di 0,7 punti percentuali, facendo gravare il costo sui contribuenti, compresi gli stessi pensionati che dovrebbero beneficiare di questa misura. Una priorità fuori luogo!

Questi numeri dimostrano chiaramente che la Svizzera ha deciso di destinare più fondi pubblici al sostegno di cittadini stranieri che ai propri anziani e famiglie in difficoltà. Non è accettabile che mentre si investono miliardi per l’accoglienza di rifugiati e la ricostruzione di un paese estero, i nostri pensionati debbano finanziare da soli la loro tredicesima mensilità attraverso un aumento dell’IVA.

Se i miliardi stanziati per l’estero fossero stati impiegati per il benessere dei cittadini svizzeri, avremmo potuto:

– Garantire la tredicesima AVS senza aumentare le tasse – Ridurre la pressione fiscale sulle famiglie
– Rafforzare il sistema sanitario e assistenziale
– Sostenere le piccole e medie imprese in difficoltà

Una politica che penalizza gli svizzeri!

Il governo continua a ignorare le esigenze dei propri cittadini, privilegiando il finanziamento di aiuti all’estero con somme ingenti, mentre le famiglie svizzere affrontano costi sempre più elevati e gli anziani vedono il proprio potere d’acquisto ridursi.

Chiediamo che il Consiglio federale riveda le proprie priorità e utilizzi i fondi pubblici per sostenere prima di tutto i cittadini svizzeri, invece di imporre nuove tasse per finanziare misure sociali che dovrebbero essere garantite senza ulteriori prelievi fiscali.

È ora di pensare prima agli svizzeri.

Il Consiglio federale regala miliardi all’Ucraina, mentre il Ticino viene lasciato alla fame!

Comunicato stampa

La Lega dei Ticinesi esprime la sua indignazione di fronte alla decisione del Consiglio federale di stanziare 5 miliardi di franchi per l’Ucraina, mentre il nostro Cantone viene sistematicamente ignorato e privato delle risorse necessarie per affrontare le proprie difficoltà.

Solo pochi mesi fa, la catastrofica alluvione in Vallemaggia ha devastato il territorio ticinese, causando danni enormi. Eppure, per la ricostruzione il Consiglio federale ha stanziato la misera somma di 7 milioni di franchi, un’elemosina che insulta il nostro Cantone e i suoi cittadini! Invece di sostenere il proprio popolo, Berna trova senza problemi miliardi per un Paese straniero, confermando ancora una volta il totale disinteresse per il Ticino.

A questo si aggiunge la grave crisi del potere d’acquisto, strangolato dall’aumento insostenibile dei premi delle casse malati. I ticinesi sono costretti a fare sacrifici sempre più pesanti, mentre il Consiglio federale si dimostra incapace di adottare misure concrete per alleviare il peso finanziario sulle famiglie.

È inaccettabile che i soldi dei contribuenti svizzeri vengano spesi in questo modo, mentre i problemi interni vengono ignorati. La Lega dei Ticinesi chiede che le risorse pubbliche vengano prima di tutto impiegate per sostenere la popolazione svizzera, in particolare il Ticino, che da anni subisce discriminazioni e tagli vergognosi.

Il Consiglio federale si assuma le proprie responsabilità e inizi a difendere i cittadini svizzeri invece di sperperare miliardi altrove!