“28 settembre: un voto per chiarezza, equità e responsabilità”

Piergiuseppe Vescovi, economista

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato e i Comuni polo hanno avviato la campagna per il voto del 28 settembre. Purtroppo, invece di aiutare i cittadini a orientarsi, si tenta di confondere le acque: nello stesso calderone finiscono le due iniziative popolari sulla cassa malati (una della Lega, l’altra del PS) e persino la votazione federale sull’abolizione del valore locativo, che non c’entra nulla.
A complicare il quadro, sono poi state diffuse anticipazioni sul Preventivo cantonale 2026, con un deficit previsto di 100 milioni. Il messaggio implicito è chiaro, “non ci sono soldi”, dunque i contribuenti devono solo pagare e star buoni, anche di fronte a una palese ingiustizia fiscale, quella sollevata dalla Lega, che è finalmente tempo di correggere. Un atteggiamento che tradisce un minimalismo politico sconcertante.
Iniziamo col dire che entrambe le iniziative non porranno purtroppo alcun rimedio ai gravosi costi della salute: questo è un campo dove le leggi economiche non funzionano ed è chiaramente l’offerta a determinare la domanda. Finché la politica resterà condizionata dalle potenti lobby del settore e non avrà il coraggio di reagire, ogni tentativo di riforma resterà lettera morta.
Venendo alle proposte in discussione per alleviare le conseguenze dei gravosi premi di cassa malati, abbiamo chiaramente due visioni opposte.
L’iniziativa del PS propone un tetto massimo del 10% del reddito disponibile per i premi. Apparentemente allettante, questa promessa è profondamente insostenibile: sussidiare la differenza costerebbe oltre 300 milioni all’anno e richiederebbe aumenti fiscali significativi, finendo per gravare ulteriormente sul ceto medio. Inoltre, creerebbe un sistema di sussidi permanenti, riducendo la responsabilità individuale e generando aspettative impossibili da sostenere a lungo termine. Su questo punto vi è ben poco da aggiungere.
La proposta della Lega chiede la deducibilità integrale dei premi di cassa malati. Si tratta di una misura mirata, sostenibile e di equità fiscale: riconosce che queste spese obbligatorie non dovrebbero essere tassate e allevia il carico sulle famiglie, senza creare sussidi indiscriminati né mettere a rischio i conti pubblici. Un aiuto quindi indiretto, ma significativo.
A livello cantonale il minor gettito, stimato attorno ai 50 milioni, rappresenta una quota contenuta del bilancio pubblico e potrebbe essere facilmente compensato con un minimo di razionalizzazione della spesa: riducendo l’eccessiva burocratizzazione dell’amministrazione, ripensando in modo più efficiente l’erogazione dei servizi e rivedendo l’ampliamento continuo delle prestazioni legate a bisogni sociali, spesso sovrastimati.
Per quanto riguarda i Comuni polo, i Sindaci di Lugano, Bellinzona, Mendrisio, Locarno e Chiasso hanno scelto di fare campagna contro l’iniziativa della Lega, minacciando aumenti del moltiplicatore e evocando scenari catastrofici privi di fondamento. Una presa di posizione che non può che suscitare perplessità se si pensa che, per l’insieme dei Comuni ticinesi, l’iniziativa comporterebbe infatti un costo di circa 40 milioni, pari a poco più dell’1% della spesa complessiva. Eppure, questo gremio cerca di presentarla come insostenibile, pur continuando – proprio come il Cantone – a rinviare una vera analisi critica delle proprie uscite. Così facendo, si preferisce sacrificare una misura equa e di buon senso piuttosto che affrontare con coraggio l’annoso problema degli sprechi accumulati.
Le città farebbero molto meglio a preoccuparsi dell’iniziativa del PS, che costa 300 milioni all’anno destinati poi a un continuo aumento. Se il Cantone fosse costretto a sostenere un onere simile, il barile verrebbe certo in buona misura scaricato sui Comuni, e allora le difficoltà sarebbero di ben altra portata.
Il 28 settembre i cittadini sono chiamati a scegliere con lucidità, senza farsi intimidire da scenari apocalittici o ricatti politici. L’iniziativa della Lega è equa, sostenibile e offre finalmente un sollievo concreto al ceto medio. Quella del PS, invece, è ideologica, insostenibile e destinata a trasformarsi in un boomerang fiscale per la stessa classe media. È il momento di premiare buon senso e responsabilità.

“Basta spennare, ceto medio ultima chiamata”

Boris Bignasca, capogruppo in GC

Il 28 settembre non si voterà soltanto su un’iniziativa popolare della Lega. Si voterà sul futuro del ceto medio in questo Cantone. Quella fascia di popolazione che lavora, paga, contribuisce e che raramente beneficia di sussidi o agevolazioni, ma che puntualmente si ritrova al centro del mirino fiscale.
La posta in gioco è altissima: se l’iniziativa per la piena deducibilità dei premi di cassa malati non dovesse passare, il messaggio politico sarà chiaro e devastante. I premi continueranno a salire senza freni, mentre la quota deducibile rimarrà ridicola, sempre più lontana dalla realtà dei costi sostenuti dalle famiglie. Intanto, il governo – incapace di frenare l’esplosione della spesa pubblica e inefficace nel contenere i costi sanitari – potrà fregarsi le mani. Un “no” all’iniziativa sarà interpretato come un lasciapassare per nuove tasse. Nei corridoi di Palazzo il sussurro diventerà certezza: «Se il popolo non vuole sgravi, allora vorrà nuove imposte».
È una dinamica pericolosa, che colpisce chi tiene in piedi il Paese. Il ceto medio non ha più margini: ogni aumento di premio è un colpo e ogni tassa aggiuntiva è un passo in più verso il baratro. Non è un’esagerazione: siamo davanti a una scelta che farà da spartiacque per i prossimi anni. Vogliamo uno Stato che serve i cittadini o cittadini che devono servire lo Stato?
Oggi lo Stato tassa perfino i soldi che non abbiamo più, già divorati dai premi di cassa malati. Un paradosso intollerabile. Se non si mette fine a questa stortura, il sistema diventerà insostenibile e sarà il ceto medio a pagare, ancora una volta, il prezzo più alto.
Chi pensa che “tanto non cambia nulla” sbaglia di grosso. Un voto contrario significherebbe legittimare l’attuale deriva: costi sanitari fuori controllo, nessuna riduzione delle spese statali e nuove imposte all’orizzonte. In sostanza, un “no” equivarrebbe ad arrendersi.
Per questo l’appello è forte: se il ceto medio non si ribella ora, in futuro potrebbe non avere più occasioni per farlo. Questa potrebbe essere l’ultima chiamata. La campana sta già suonando, e non suona per altri. Suona per i cittadini, per le famiglie, per chi lavora e tiene in piedi lo Stato senza ricevere nulla in cambio.

* capogruppo Lega dei ticinesi

Lorenzo Quadri: “Eliminare un’ingiustizia che colpisce soprattutto ceto medio e pensionati”

Il prossimo 28 settembre i cittadini saranno chiamati a votare sull’abolizione del valore locativo, quell’imposta assurda che tassa chi vive nella propria casa come se percepisse un affitto da se stesso.
Si tratta di una modifica costituzionale che richiede la doppia maggioranza di popolo e Cantoni. Se approvata, i Cantoni potranno introdurre una nuova imposta solo sulle abitazioni secondarie, mentre per la prima casa il balzello sparirà.
Secondo Lorenzo Quadri, il valore locativo è un’imposta cronica che penalizza l’accesso alla proprietà e colpisce soprattutto il ceto medio. In Svizzera appena il 36% dei cittadini vive in casa propria, anche a causa di questa imposizione fittizia che gonfia artificialmente il reddito imponibile. “Non è un regalo ai proprietari – osserva Quadri – ma una riforma di equità”.
Per Quadri, l’attuale sistema incoraggia il sovraindebitamento: per sfruttare le deduzioni fiscali molti proprietari mantengono ipoteche alte. E chi negli anni ha ridotto il debito, come i pensionati, si trova oggi con meno deduzioni e più tasse, nonostante redditi calati. “Secondo uno studio, un pensionato su tre è costretto a vendere la propria casa. Un paradosso che mina la sicurezza sociale”, sottolinea.
Gli oppositori, in particolare la $inistra, agitano lo spettro di minori entrate per miliardi, ma si tratta di cifre farlocche. “Il valore locativo è solo una leva per mungere i cittadini, gonfiando le stime e tassando un reddito inesistente. È ora di dire basta. Il 28 settembre votiamo SÌ all’abolizione del valore locativo”, conclude Quadri.

Caverzasio: “Premi di cassa malati: basta farsi spennare due volte”

Il 28 settembre i ticinesi avranno davanti un bivio. Da una parte l’ennesima rapina legalizzata: lo Stato che pretende imposte persino sui soldi che non abbiamo più, già divorati dai premi di cassa malati. Dall’altra, la possibilità di dire basta.
La nostra iniziativa è semplice, chiara, logica: se pago premi obbligatori, non devo essere tassato su quel denaro. Non è un privilegio. È giustizia. Oggi la deduzione massima è di 5’500 franchi: una presa in giro. I premi reali hanno superato da tempo quella cifra. Noi proponiamo 9’000 per i singoli e 18’000 per le coppie. Non rivoluzioni, solo buon senso.
E allora arrivano i soliti cori: “costa troppo”. Troppo? Stiamo parlando di cento milioni, l’1% del bilancio cantonale. Ora vi chiedo: se i premi sono esplosi del 30% in cinque anni, davvero lo Stato non può destinare un misero 1% per ridare ossigeno alle famiglie? Se la risposta è no, allora lo Stato non è più arbitro: è solo un esattore spietato.
E come se non bastasse, a ottobre riceveremo la solita lettera: nuovo aumento dei premi, raccontato con il linguaggio asettico delle autorità federali. Una farsa che si ripete da anni: commissioni, promesse, immobilismo. Intanto, a pagare, siete sempre voi. C’è poi chi prova a confondere le acque, parlando di complementari. Sciocchezze: la legge già le contempla. Noi correggiamo solo limiti ridicoli. Il vero problema non è la politica: è uno Stato che tassa persino ciò che non è reddito.
Il 28 settembre la scelta sarà limpida: o continuiamo a pagare due volte, o rimettiamo un minimo di giustizia in un sistema ormai insostenibile. Non parliamo di statistiche, parliamo di vita reale: persone costrette a scegliere tra medicine e spesa, famiglie che vedono metà del salario inghiottito dai premi. E davanti a questo, signori, l’immobilismo non è più solo colpa. È vergogna.

Daniele Caverzasio
Deputato GC Lega dei Ticinesi

Il Mattino spara contro i sindaci che fanno campagna elettorale contro l’iniziativa sulla deducibilità integrale dei premi di cassa malati

Il Mattino della Domenica non le manda a dire ai sindaci di Lugano, Bellinzona, Mendrisio, Locarno e Chiasso, che nei giorni scorsi hanno preso posizione contro l’iniziativa popolare leghista in votazione il 28 settembre. Secondo il settimanale, i primi cittadini – o i loro delegati – avrebbero usato toni allarmistici e “ricattato” i cittadini prospettando aumenti di moltiplicatore.
Per il Mattino, le cifre parlano chiaro: l’iniziativa costerebbe circa 40 milioni di franchi ai Comuni ticinesi, una somma sostenibile se confrontata agli sprechi milionari già messi in atto. In particolare a Lugano si passa dal denaro bruciato per la “kultura senza pubblico”, alla cittadella della musica, fino ai 60 milioni della sede extralusso dei Servizi urbani o ai superamenti di spesa del Maglio. “E poi si viene a dire che la deduzione integrale dei premi di cassa malati sarebbe insostenibile? Siamo seri!”
Il settimanale sottolinea inoltre come i sindaci abbiano quasi ignorato l’iniziativa socialista del 10%, che comporterebbe 300 milioni di franchi all’anno di costi in crescita continua. In quel caso, osserva il Mattino, il Cantone scaricherebbe subito la fattura sui Comuni.
Conclusione: i sindaci dei Comuni-polo, per il Mattino della Domenica, non difendono i cittadini ma i bilanci comunali. Una presa di posizione che il domenicale definisce senza mezzi termini un ricatto politico.

Lorenzo Quadri: “Mette fine a un’ingiustizia ed è sostenibile nei costi”

Cassa malati: basta tasse su soldi che non ci sono, sì all’iniziativa della lega!

Il 28 settembre i ticinesi voteranno sull’iniziativa popolare della Lega per la deducibilità fiscale integrale dei premi di cassa malati. In un intervento sul Mattino della domenicaLorenzo Quadri respinge i tentativi del governicchio e di certi giornalai di confondere le carte mettendo nello stesso calderone la proposta leghista con quella socialista o con il voto federale sul valore locativo. Ogni oggetto va considerato singolarmente.
Secondo Quadri, l’iniziativa della Lega corregge un’ingiustizia fiscale palese: non è accettabile che i cittadini paghino le tasse su soldi che non hanno più, obbligati a spenderli per un’assicurazione obbligatoria. Il vantaggio non è per i ricchi, ma per il ceto medio: il 70% andrà a chi ha un reddito imponibile sotto i 100mila franchi.
Quadri sottolinea che la misura è anche finanziabile. Il costo stimato è di circa 50 milioni per il Cantone e 40 per i Comuni, appena l’1% della spesa pubblica. Per il deputato leghista, piuttosto che minacciare aumenti di moltiplicatore, Cantone e Comuni devono tagliare sprechi: amministrazione gonfiata, finti rifugiati, assistenza a stranieri, “kultura” per pochi e svolte verdi ideologiche.
Nel mirino anche il PLR, accusato di incoerenza per aver presentato un controprogetto che riconosceva la validità della richiesta leghista salvo poi bocciare l’iniziativa. Quanto al P$, la sua proposta del 10% è definita da Quadri “pura ideologia”: con un costo annuo di 300 milioni, sarebbe insostenibile e un’ennesima mazzata fiscale.

Giudici stranieri bloccano i rinvii: sovranità sotto attacco!

Comunicato stampa

La recente decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea, cui il Consiglio federale vorrebbe sottomettersi completamente, costituisce un gravissimo attacco alla capacità degli Stati di gestire con fermezza le proprie politiche d’asilo.
Con questo verdetto, si limitano ulteriormente i criteri per classificare un paese come “sicuro”, rendendo quasi impossibile il rimpatrio dei migranti la cui richiesta d’asilo è stata respinta.

Ne consegue, che chi non ha diritto di restare, oggi non può nemmeno essere rimandato a casa.
E come se non bastasse, l’autorità federale competente, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), già nota per il suo atteggiamento lassista e remissivo, sicuramente si adeguerà pedissequamente a questo verdetto straniero, senza la minima resistenza politica o istituzionale.

Così facendo, si dà il colpo di grazia a una politica di rinvii già fragile, lenta e inefficace, che da anni fallisce nell’obiettivo di ristabilire ordine e giustizia nel sistema migratorio.
La Svizzera si sta trasformando, senza dirlo apertamente, in un porto sicuro per chiunque, anche senza alcun diritto, con costi umani, economici e sociali a carico della nostra popolazione.
Il nuovo pacchetto di accordi con l’UE, che Berna continua a inseguire con entusiasmo inspiegabile, non è altro che una resa politica camuffata da cooperazione. Ogni passo verso Bruxelles è un passo indietro nella difesa della nostra sovranità e dei nostri confini.

L’UE, ormai incapace di gestire l’immigrazione in modo serio, spalanca le porte ai migranti economici che sfruttano il sistema sociale, mentre ostacola legalmente i rimpatri e protegge chi rifiuta di integrarsi.
E a farne le spese è il Ticino, prima regione di frontiera, dove i costi e le conseguenze si fanno sentire in modo diretto e concreto.

La Lega dei Ticinesi lancia un allarme chiaro: senza coraggio politico, la Svizzera perderà il controllo del proprio destino. Senza sovranità, siamo ostaggi di decisioni prese altrove, da chi non conosce la nostra realtà, non vive i nostri problemi e non paga il prezzo delle sue sentenze.

Per proteggere il Ticino e la Svizzera. Noi ci siamo.

Lega: grande partecipazione ed entusiasmo al 1° agosto sul Monte Ceneri

Comunicato stampa

Quest’anno la Lega dei Ticinesi ha celebrato il Natale della Patria con l’abituale calore popolare sulla Piazza d’Armi del Monte Ceneri, confermando il profondo legame con la gente e con i valori che fondano la nostra Svizzera.
Durante la festa è stata presentata una nuova iniziativa per garantire i sussidi di cassa malati alle famiglie ticinesi e lanciata la campagna per l’iniziativa cantonale per una piena deduzione dei premi di cassa malati pagati dai Ticinesi.

Oltre 400 simpatizzanti hanno condiviso un momento di festa, uniti da spirito civico, energia e voglia di costruire insieme il futuro del nostro Cantone.

Dopo l’introduzione del Coordinatore cantonale Daniele Piccaluga, sono intervenuti i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali, affrontando con lucidità le sfide che ci attendono. Il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha portato lo sguardo su Berna, ribadendo l’importanza di difendere una Svizzera forte, libera e vicina ai cittadini.

Nel corso dell’evento è stata anche presentata una nuova iniziativa popolare, proposta dal Vicecoordinatore e Granconsigliere Alessandro Mazzoleni, per affrontare con misure concrete l’annoso problema dei sussidi per i premi di cassa malati – una priorità per migliaia di famiglie ticinesi.

In vista di un autunno politico intenso, con in primis la votazione cantonale sull’iniziativa che chiede la deduzione fiscale totale dei premi di cassa malati e la votazione comunale contro l’introduzione sistematica del limite di 30 km all’ora sulle strade di Lugano, la Lega rinnova il suo impegno: restare al fianco della popolazione con idee chiare e azioni concrete, sempre nel solco dei valori svizzeri.

Con questo spirito, auguriamo a tutta la cittadinanza un buon 1° agosto: che il senso di appartenenza e di responsabilità verso il nostro Paese ci accompagni ogni giorno dell’anno.

Non è il lupo ma la Lega a far paura!

Comunicato stampa

La Lega dei Ticinesi prende atto con fermezza – e senza alcuna sorpresa – dell’ultima mossa politica di Marchesi e Dadò. Gli stessi che poche settimane fa si stracciavano le vesti contro il cosiddetto “arrocchino”, oggi propongono loro un arrocco: togliere il dossier lupo al Consigliere di Stato Claudio Zali.

Una giravolta vergognosa che smaschera definitivamente Centro e UDC: non è mai stato un problema di metodo, ma di poltrone. Non è mai stato un problema di metodo o contenuti: è sempre stata una questione di potere e di cadreghe. Quando l’arrocco non lo decidevano loro, era “una forzatura istituzionale”. Ora che serve a loro, diventa improvvisamente legittimo. L’ipocrisia è evidente.

La Lega difende i suoi Consiglieri di Stato e, con loro, difende i Ticinesi. Claudio Zali ha gestito un tema complesso e sensibile, regolato da numerose leggi federali, come quello del lupo. La Lega ha chiesto un cambio di passo nella gestione di questo dossier, ed è proprio questo che dà fastidio. Lo dimostrano gli ordini di abbattimento emanati, che non devono rimanere una semplice parentesi nella gestione dei grandi predatori in Ticino.

Altro che lupo: ciò che davvero terrorizza certi partiti è perdere il controllo. Infatti, non è il lupo a far paura: è Claudio Zali che dà fastidio, perché lavora bene e senza inchinarsi ai soliti giochi di potere.

Chi lavora con serietà va protetto, non colpito. La maschera è caduta. E la Lega non starà a guardare.

Seduta straordinaria del Gran Consiglio: 9’000 franchi all’ora per il nulla cosmico

Comunicato stampa

Ebbene sì: il Gran Consiglio è stato convocato per una seduta straordinaria che costerà 9’000 franchi l’ora ai contribuenti. Il tema? Un mini-arrocco tra dipartimenti già deciso all’unanimità dal Consiglio di Stato. Ma qualcuno ha deciso che valeva la pena spendere soldi del contribuente per ripetere vecchi discorsi.
Come ha detto il nostro coordinatore Daniele Piccaluga: “Una seduta dove si diranno cose già dette e stradette, solo per offrire una vetrina agli immobilisti del Cantone.”
Ah, e la sala del Gran Consiglio è inagibile. Dove si farà? Chi pagherà i costi extra? Forse chi ha firmato questa brillante idea?
Noi ci saremo, forse, ma scusateci se non applaudiamo. Il buon senso prima del teatro.