Industria del sociale: risparmiare senza penalizzare gli utenti. Si può?

Interrogazione
Nell’ambito dell’attività e della conseguente spesa dello Stato, molte attività sono delegate ad enti e organizzazioni esterne attraverso dei mandati di prestazione di varia natura e di vario oggetto, ma referenti alle stesse organizzazioni. Pur partendo dal principio della buona fede, possiamo però immaginarci che determinati servizi e prestazioni possano essere svolti con qualche risorsa in meno senza penalizzare gli utenti.
Infatti, i vari mandati vengono concessi da unità amministrative diverse (socialità, integrazione, lavoro, trasporti, formazione, …), senza un reale coordinamento e supervisione dei singoli contratti.
Per valutare questa situazione si chiede al Consiglio di Stato di:

  1. Quanti sono i mandati di prestazione cantonali ad organizzazioni attive nell’ambito sociale e formativo?
  2. Perché questi mandati non vengono resi pubblici o almeno messi a disposizione del Gran Consiglio per una valutazione?
  3. Quante sono le organizzazioni che ricevono mandati di prestazione nell’ambito sociale e formativo?
  4. Quanti sono i dipendenti di queste organizzazioni?
  5. Quanti sono gli utenti di queste organizzazioni?
  6. Che tipo di permesso hanno gli utenti di queste organizzazioni? (CH, domiciliato, dimorante, asilante, ecc)
  7. Quante sono le organizzazioni che ricevono più di un mandato? (Indicare il nome dell’organizzazione, il numero di mandati e l’importo complessivo)
  8. È garantita una visione d’insieme dei mandati dati in diversi settori per identificare eventuali miglioramenti nella gestione dei costi?
  9. Il Cds intende valutare nuove modalità di contrattualizzazione globale per ovviare a mandati cumulativi, anche in settori diversi, alla stessa organizzazione (es. SOS, CRS, Caritas, …)?

Boris Bignasca
Per il gruppo LEGA dei Ticinesi

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