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Intervento iniziativista

Onorevoli Presidente,
Consiglieri di Stato,
colleghe e colleghi,

innanzi tutto, vorrei ringraziare i relatori per i rapporti redatti ed il lavoro di approfondimento sull’iniziativa che unitamente al collega Käppeli abbiamo presentato il 17 febbraio 2020.
Devo ammettere che quando depositammo l’atto parlamentare non ci saremmo aspettati questo grande interesse sul tema, e che questa semplice modifica legislativa sarebbe passata come si suol dire “come una lettera alla posta”.

Personalmente sono rimasto sorpreso e lo rimango tutt’ora, nel costatare questa grande contrarietà di alcuni miei colleghi, non riesco a capire se quest’opposizione sia frutto delle imminenti elezioni comunali, di ripicche partitiche o semplicemente perché con il Covid ci siamo abituati ad una società dei divieti e delle proibizioni e la Libertà è ora divenuta parola e valore sconosciuto ai più.

Benjamin Franklin disse “chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”, personalmente non posso che sposare tale affermazione e purtroppo è esattamente la direzione che stiamo prendendo, ma senza andare in America basterebbe ricordarsi della nostra Costituzione svizzera, fondata sui principi di uno stato di diritto liberale.

Ancor più esterrefatto mi ha lasciato la posizione del Partito socialista, che storicamente si è sempre battuto per le libertà personali, vederlo schierato nella difesa del proibizionismo mi da a pensare, tanto più che il collega Sirica è fra i promotori della depenalizzazione delle droghe leggere…una canna sì ed una birra no? Mi sembra una visione liberale alquanto contraddittoria.

Questa iniziativa oltre alle liberà personali permetterebbe anche di aiutare l’economia locale (e non solo dei benzinai come vogliono farci credere i contrari), nonché permetterebbe di togliere una chiara discriminazione fra i commerci locali che sottostanno alla legge cantonale rispetto quelli si presenti sul nostro territorio ma che devono rispettare la legge federale. Aspetti che approfondiremo nel corso del dibattito.

Andrea Censi

 




Molinari…la misura é colma!

Ieri sera abbiamo assistito all’ennesima provocazione dei Molinari con l’organizzazione di una manifestazione non autorizzata per protestare contro il risultato del voto di domenica 7 marzo.

Le autorità sono dovute intervenire con fermezza quando, un manipolo di pseudo anarchici, hanno pensato bene di perturbare anche il traffico ferroviario creando disagi alle persone che volevano rientrare a casa dopo il lavoro.

Troppe volte a seguito di comportamenti violenti come pure atti di vandalismo, come avvenuto in occasione dell’aggressione al giornalista della Regione, ci si è limitati a stigmatizzare gli eventi senza mai affrontare con decisione quella che oramai è diventata una situazione insostenibile e che non può più essere tollerata.

L’arroganza dei Molinari è talmente sconfinata da contestare violentemente anche il risultato di un voto popolare come quello di domenica scorsa. Diritto di voto che è la massima espressione della nostra democrazia, la democrazia più vecchia del mondo.

Bene hanno fatto il nostro Sindaco Marco Borradori e il Vice Sindaco Michele Bertini a prendere posizione in modo deciso annunciando che giovedì porteranno nuovamente la questione in Municipio in modo da affrontare definitivamente, e diciamo “finalmente”, la questione dello sgombero.

Altro che lasciarli agli spazi dell’ex Macello a spese dei cittadini! È giunto il momento di dire basta e ridare alla cittadinanza gli spazi occupati da questi pochi scappati di casa che, con il loro modo di agire violento e privo di ogni volontà al dialogo, non meritano nessuna considerazione.

L’abbiamo sempre detto e ripetuto. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.
Ridiamo gli spazi dell’ex Macello alla cittadinanza! 

Gruppo LegaLugano





Vittoria della Svizzera e del nostro modello di società; sconfessata (per l’ennesima volta) la partitocrazia immigrazionista

La Lega dei Ticinesi accoglie con grande soddisfazione il voto odierno, favorevole all’introduzione in tutta la Svizzera di un divieto di burqa come quello che già conosciamo in Ticino a seguito della votazione popolare del settembre 2013.

L’iniziativa ticinese, che ha fatto da modello per quella federale approvata oggi, venne lanciata dal “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli. La Lega aderì fin da subito al comitato promotore, riconoscendo la necessità di combattere precocemente l’avanzata dell’islam politico anche alle nostre latitudini.

Il velo integrale non risponde ad alcun precetto religioso, tant’è che è proibito perfino alla Mecca.
È invece uno degli attributi visibili dell’islam politico. L’islam politico è in aperta contraddizione con i valori fondanti del nostro Stato liberale e con il nostro modello di società. Non può dunque avere diritto di cittadinanza in Svizzera. L’islam politico costituisce inoltre l’humus sul quale cresce il terrorismo islamico.

Grazie al popolo svizzero (circa il 52% di sì a livello nazionale e il 60.5% in Ticino), che per l’ennesima volta ha sconfessato la solita maggioranza PLR-PPD-PS-Verdi, oggi è stato compiuto un passo concreto a difesa del nostro vivere insieme, e contro la creazione, sul nostro territorio, di società parallele che, invece di adeguarsi alle nostre regole, pretendono di continuare a seguire le proprie.

Alla vigilia della Festa della donna, il popolo elvetico ha quindi pronunciato il proprio no ad uno strumento di sottomissione della donna, sconfessando così le sedicenti femministe rossoverdi la cui priorità, ed è apparso evidente nelle scorse settimane, non è certo la parità di genere, bensì l’immigrazionismo spinto.

Essendo il burqa un problema di società, e non solo una semplice questione di sicurezza pubblica, è corretto che la sua messa al bando venga iscritta nella Costituzione federale.

Evidentemente, anche altre misure andranno messe in campo per impedire che la Svizzera fornisca terreno fertile a chi propaganda e diffonde l’estremismo islamico: dal divieto di finanziamenti esteri alle moschee alla messa fuori legge dell’islam politico.

Il divieto di burqa in tutto il Paese costituisce un importante passo avanti, oltre che una significativa vittoria dei valori occidentali. La Lega si rallegra di aver dato il proprio fattivo contributo a questo risultato.

Le forze politiche che si sono invece opposte, venendo per l’ennesima volta sconfessate, faranno bene ad interrogarsi sulla propria rappresentatività.

Lega dei Ticinesi



Onorevoli Consiglieri di Stao,

Presidente cari colleghi

 

In un paese in cui si fa della democrazia diretta, giustamente, un vanto non possiamo che essere noi cittadini ad aver l'ultima parola su alcune spese di rilievo.

Non é un sistema nuovo, ma quello del referendum finanziario obbligatorio é un sistema conosciuto, con diverse sfumature, in diversi cantoni.

Dal sistema per così dire puro, voluto dagli iniziativisti, la maggioranza della commissione prendendo spunto anche da quello che sono i sistemi degli altri cantoni ha elaborato un controprogetto.

Devo dire da subito che numerosi esponenti della lega dei ticinesi sono nel comitato iniziativista e che pertanto questi membri, come chi vi parla, erano pronti ad appoggiare il sistema voluto con l'iniziativa.

Dal nostro punto di vista é indispensabile che alcuni spese importanti debbano essere approvate anche dai cittadini oltre che dal gran consiglio. Raccogliere le firme per un referendum é sempre più difficile e complicato. Lo abbiamo visto soprattutto in quest'ultimo anno di pandemia. Spesso e volentieri é poi necessario mettere in campo forze non indifferenti sia a livello di persone che economico. Pertanto, spese sulle quali sarebbe importante che il cittadino si esprimesse rischiano di passare senza che vi sia questo importante avallo.
Non si chiede di poter votare su ogni spesa, il testo conforme ha comunque posto l'asticella verso l'alto.

Il controprogetto poi coinvolge nuovamente i deputati chiedendo che questi richiedano, dopo l'approvazione del credito, il referendum. Questa possibilità di avere un referendum finanziario obbligatorio verrebbe ulteriormente filtrata dal Parlamento.

Come detto, parte del gruppo e chi vi parla sarebbe favorevole al sistema puro dell'iniziativa. Nell’ottica però di trovare un consenso quanto più ampio possibile il gruppo della lega appoggerà il rapporto di maggioranza e quindi sosterrà anche il controprogetto.

 





Comunicato stampa

Patto ONU sulla migrazione: nuova scelleratezza del Consiglio federale

 

La Lega dei Ticinesi apprende con grande sconcerto della decisione del Consiglio federale di adottare il messaggio concernente il Patto globale ONU sulla migrazione.

Il Patto ONU sulla migrazione mira a trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto umano, a cui gli Stati di destinazione dei migranti  molto difficilmente (eufemismo) potranno opporsi, ed al riconoscimento dei rifugiati climatici.

A seguito della gravissima crisi economica ed occupazionale provocata dalla pandemia da coronavirus, la Svizzera dovrà imperativamente destinare le risorse pubbliche alla copertura dei bisogni dei cittadini e delle aziende svizzere (“prima i nostri”). Nel settore dell’asilo, che genera ogni anno costi miliardari, occorrerà risparmiare in modo drastico. Ciò significa che il nostro Paese dovrà rendersi meno attrattivo per i migranti economici, sposando l’obiettivo “zero asilanti” di recente espresso dalla premier socialdemocratica (!) danese Mette Frederiksen.

Il Consiglio federale dimostra invece per l’ennesima volta di voler fare proprio il contrario, aprendo le porte a nuovi ed incontrollati flussi migratori, con tutte le deleterie conseguenze del caso sia a livello economico (drastico aumento della spesa per l’asilo) che di coesione sociale.

La Svizzera non si può in nessun caso permettere ulteriori flussi di migranti economici, a maggior ragione in considerazione della crisi economica epocale a cui si troverà a far fronte.

L’argomentazione secondo cui il Patto ONU sulla migrazione sarebbe giuridicamente non vincolante (“soft law”) è ridicola: non si è mai visto che la Svizzera sottoscriva un accordo per poi non attenervisi pedissequamente, ed anche contro i propri interessi. E, d’altra parte, l’esperienza insegna che questi accordi internazionali inizialmente non vincolanti col tempo diventano poi vincolanti (tattica del salame).

La Lega dei ticinesi deplora l’ennesimo passo scellerato del Consiglio federale ed annuncia già fin d’ora che vi si opporrà in tutte le sedi.

 

Lega dei Ticinesi




2 febbraio 2021
Interrogazione al Consiglio di Stato

 

“Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera
è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.
W. Churchill.

 

C’è la pandemia, cittadini e imprese sono in difficoltà e lo Stato cosa fa? Aumenta le imposte!

 

Negli scorsi giorni la Divisione delle contribuzioni del DFE ha fornito informazioni ai contribuenti relative alla compilazione della dichiarazione d’imposta 2020. In particolare, il Fisco ticinese intende ridurre alcune deduzioni fiscali concesse ai contribuenti a seguito della pandemia, che riguardano il riconoscimento delle spese di trasporto, le spese di doppia economia domestica e le altre spese professionali.

 

Quali le motivazioni del fisco? A seguito della chiusura di molte attività commerciali e produttive e dell’introduzione del telelavoro in particolare durante la primavera, ma pure nella seconda parte del 2020, il fisco considera non pertinente concedere le deduzioni fiscali menzionate nella loro integralità. Per le “altre spese professionali” il forfait di 2'500 franchi verrebbe considerato come limite massimo.

 

Le deduzioni delle spese di trasporto dal domicilio a luogo di lavoro effettuate con il veicolo privato e delle spese di doppia economia domestica, potrebbero essere fatte valere unicamente nel caso in cui la persone si è effettivamente recata sul posto di lavoro. Ne consegue che per le giornate in cui il lavoro è stato svolto da casa non sarebbe possibile né chiedere la deduzione delle spese di trasporto né quella relativa ai pasti. I cittadini contribuenti dovranno inoltre procedere al conteggio dei giorni lavorativi in cui si sono recati alla sede del loro lavoro, senza i giorni trascorsi presso la propria abitazione. La deduzione delle “altre spese professionali” da parte sua sarebbe ammessa in forma forfettaria nella misura di 2'500 franchi complessivi all’anno.

 

Siamo ancora nel pieno di una pandemia che ha pesanti conseguenze economiche per l’economia e la popolazione probabilmente per i prossimi anni. Il rischio di perdere attività economiche e posti di lavoro è molto elevato, soprattutto perché gli aiuti della Confederazione e dei Cantoni non saranno infiniti. La decisione della Divisione delle contribuzioni appare dunque infelice e inopportuna e dovrebbe essere riconsiderata. La riduzione di alcune deduzioni fiscali corrisponde di fatto a un aumento delle imposte. Inoltre, il telelavoro è stato fortemente raccomandato e successivamente imposto, non è una decisione libera dei datori di lavoro e dei lavoratori.

 

Si chiede pertanto al Consiglio di Stato:

 

  1. In considerazione della difficile situazione economica per la popolazione e l’economia cantonale, è intenzione del Consiglio di Stato di rivedere la decisione della Divisione delle contribuzioni del DFE, rinunciando alla riduzione di alcune deduzioni fiscali, che di fatto comporta un aumento delle imposte a carico delle cittadine e dei cittadini?

 

  1. Dato che il telelavoro è stato imposto pure nel 2021, è intenzione della Divisione delle contribuzioni del DFE di ridurre le deduzioni fiscali anche nella dichiarazione d’imposta 2021?

 

  1. Sono previste ulteriori riduzioni delle deduzioni fiscali, che di fatto comporterebbero un aumento delle imposte a carico dei cittadini contribuenti?

 

  1. La Divisione delle contribuzioni del DFE comunica alle cittadine e ai cittadini contribuenti che nell’eventuale richiesta delle deduzioni considerate, è necessario “procedere al conteggio dei giorni lavorativi in cui ci si è recati alla sede di lavoro, senza includere i giorni trascorsi lavorando presso la propria abitazione”:
    • Si tratta nei fatti di un’autocertificazione?
    • E’ intenzione del Cantone non considerare sistematicamente le deduzioni fiscali per il periodo nel quale è stato effettuato un lockdown, in particolare fra la metà di marzo 2020 e l’inizio del mese di maggio?
    • Sono state date istruzioni alle tassatrici e ai tassatori affinché le deduzioni fiscali non siano prese in considerazione, in particolare, ma non solo, nel periodo indicato in precedenza?
    • Il Consiglio di Stato è consapevole che il Cantone rischia di esporsi a migliaia di contenziosi con i contribuenti, che provocherebbero una mole di lavoro di accertamento probabilmente eccessiva?
    • A fronte del probabile maggior carico di lavoro, che importo si attende di incassare maggiormente il Cantone riducendo le deduzioni fiscali?

 

  1. Il Consiglio di Stato è consapevole che la riduzione delle deduzioni fiscali e dunque l’aumento delle imposte, colpisce prima di tutto i contribuenti del ceto medio e i redditi inferiori, cioè quelle persone maggiormente colpite dalle conseguenze economiche della pandemia?

 

  1. Il Consiglio di Stato è consapevole che la riduzione delle deduzioni fiscali e dunque l’aumento delle imposte, colpisce anche numerosi artigiani, commercianti, esercizi pubblici, ecc. cioè tutte quelle categorie in gravi difficoltà, anche a seguito di chiusure di attività ordinate dall’Autorità federale e cantonale?

 

  1. Sulla base delle considerazioni esposte, è intenzione del Consiglio di Stato rinunciare, in questo difficile momento economico per la popolazione e l’economia cantonale, all’aumento delle imposte a carico delle persone fisiche nella dichiarazione d’imposta 2020 e nelle dichiarazioni fiscali successive?

 

 

Boris Bignasca, Omar Balli, Andrea Censi, Massimiliano Robbiani, Sabrina Aldi, Sem Genini, Maruska Ortelli, Lelia Guscio (LEGA)




Mozione: servono più soldi da Berna a causa dei frontalieri

In Ticino il reddito mediano di un’economia domestica è il secondo peggiore in Svizzera (44'500 franchi. Solo in Vallese è peggiore: 41'400 franchi). Nello stesso tempo siamo pure il terz’ultimo Cantone per redditi più bassi. È tempo e ora che dalla Confederazione attraverso la perequazione finanziaria giunga la giusta compensazione al Ticino e non le briciole.

Per la Lega dei Ticinesi il risultato della ricerca effettuata da un noto istituto assieme all’Istituto BAK Economics è solo una triste conferma di quanto tutte le Ticinesi e i Ticinesi constatano. Finalmente però i ricercatori di questo studio mettono nero su bianco che la causa delle grandi differenze delle nostre economie domestiche sono gli stretti legami che il Cantone ha con l’area lombarda: la vicinanza della zona euro fa sì che la pressione sui salari e quindi anche sui redditi sia molto più alta che nella media svizzera. La cosa è aggravata dal fatto che “oltre il 25% dei lavoratori sia costituito da frontalieri, che hanno pretese salariali nettamente inferiori a quelle degli svizzeri”.

Di fronte a questi oggettivi riscontri è giunto il momento di chiedere a livello federale maggiori versamenti legati alla perequazione finanziaria. Non è più accettabile che il Ticino riceva poco meno di 44 milioni di franchi (dati che valgono per il 2021) dalla perequazione finanziaria, mentre al Vallese giungano 785 milioni di franchi. Questo non tanto perché non sia corretto il versamento al Vallese (anche Argovia, per esempio, beneficia della solidarietà degli altri Cantoni per un importo di 489 milioni di franchi), quanto perché si deve poter innalzare la quota parte per il Ticino.

La vicinanza con l’Italia e la forte presenza di lavoratori frontalieri devono essere molto più considerati. In questo senso si chiede che la Confederazione (non i Cantoni) intervenga con un maggior finanziamento al Ticino, così come fa con la perequazione dell’aggravio geotopografico (PAG) e con la perequazione dell’aggravio sociodemografico (PAS). Solo in questo modo il Ticino potrebbe essere risarcito per gli svantaggi legati alla sua vicinanza con l’Italia e soprattutto per la presenza massiccia di lavoratori frontalieri.

 È ora che il Governo si attivi immediatamente presso la Confederazione per sanare questa situazione inaccettabile e che in questa difficile fase di pandemia sta diventando un vero affronto verso il Canton Ticino.

 Boris Bignasca, Andrea Censi, Sem Genini, Eolo Alberti, Maruska Ortelli, Sabrina Aldi, Michele Guerra, Giancarlo Seitz, Bruno Buzzini, Omar Balli, Lelia Guscio, Massimiliano Robbiani, Enea Petrini, Fabio Badasci, Stefano Tonini a nome del gruppo LEGA dei Ticinesi

 


Ancora una volta i cittadini ticinesi sconfessano la casta

La Lega dei Ticinesi prende atto con soddisfazione dell’esito della votazione in Ticino sull’iniziativa per la limitazione.

Per l’ennesima volta, la maggioranza dei ticinesi, sostenendo l’iniziativa, ha rifiutato la devastante libera circolazione delle persone senza limiti voluta dalla partitocrazia, che ha avuto effetti deleteri sul mercato del lavoro, sulla sicurezza, sull’ambiente, sulla viabilità, sulle assicurazioni sociali, ...

Anche in quest’occasione, Lega e Udc si sono dimostrate le uniche forze politiche schierate dalla parte della maggioranza dei ticinesi su un tema fondamentale per il futuro del Cantone e della Nazione quale sono i rapporti tra Svizzera ed UE.

E per l’ennesima volta la partitocrazia euroturbo PLR-PPD-PS-Verdi - che per settimane si è prodotta, assieme ai media “mainstream” e alle lobby padronali e sindacali, in un’allarmante operazione di diffusione di “fake news” terroristiche e di lavaggio del cervello ai cittadini a sostegno della libera circolazione - è stata sconfessata dall’elettorato.

Si spera pertanto che i cittadini anche alle elezioni sosterranno quelle forze politiche che difendono gli interessi del Ticino e dei ticinesi. A maggior ragione sui temi fondamentali per il futuro del Cantone e della nazione quali sono i rapporti con L’UE. Se invece si continua a premiare elettoralmente chi fa proprio il contrario a partire dagli esagitati climatici - poi serve a poco lamentarsi.

Il voto ticinese purtroppo non basta a determinare l’esito della consultazione a livello nazionale. In parecchie regioni del Paese le deleterie conseguenze della libera circolazione incontrollata ancora non si manifestano in tutta la loro nocività. Quando anche i cittadini di queste aree apriranno gli occhi, sarà troppo tardi.

I rappresentanti politici del nostro Cantone, indipendentemente dall’appartenenza politica, hanno ora più che mai l’obbligo di far valere la volontà dei ticinesi in tutte le sedi possibili: specialmente in quelle federali, ma non solo.

La Lega dei Ticinesi si prepara alla prossima battaglia: quella contro lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, che trasformerebbe la Svizzera in una colonia di Bruxelles, e che le maggioranze politiche (PLR in primis) a seguito dell’esito a livello nazionale della votazione odierna pretenderanno di sottoscrivere in tempi rapidi, genuflettendosi per l’ennesima volta alla pretesa dell’Unione europea di comandare in casa nostra.

Lega dei Ticinesi

Domenica 27 settembre 2020

 

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