Il nostro programma politico

Negli ultimi anni la pandemia ha colpito il Ticino in modo particolarmente duro. Come se ciò non bastasse i ticinesi stanno ora pagando un prezzo molto elevato per le conseguenze della guerra in Ucraina.

A causa di un mercato del lavoro devastato dall’incondizionata libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia, i salari dei ticinesi sono i più bassi della Svizzera, mentre il costo della vita con i premi di cassa malati è fra i più elevati del paese. Ne conseguono tassi di disoccupazione e di precariato più elevati della media nazionale ed un continuo impoverimento della popolazione con progressiva dissoluzione del ceto medio.

Le politiche spalancatrici delle frontiere volute dal centro-sinistra hanno ormai ridotto il Ticino ad una provincia lombarda. Oggi oltre il 50% dei lavoratori attivi nel nostro Cantone non è svizzero. Stiamo diventando i nuovi indiani nelle riserve. Un numero crescente di ticinesi è costretto a trasferirsi Oltregottardo per costruirsi un futuro, mentre altri iniziano a spostarsi in Italia per fare i “frontalieri svizzeri”.

I partiti storici sono sempre più scollegati dalla realtà dei cittadini. Le reiterate inosservanze della volontà popolare ad opera della casta allontanano la gente dalla politica, generando delusione ed astensionismo.

La Lega dei Ticinesi si oppone a simili derive e si è sempre impegnata per raggiungere risultati concreti a favore dei ticinesi, come ad esempio:
Blocco dell’adesione allo spazio economico europeo (1992), Creazione dell’Università della Svizzera Italiana (1996), Divieto della costruzione di minareti (2009), Espulsione dei criminali stranieri (2010), Lotta ai posteggi selvaggi (2014), No ai crediti EXPO (2014), Divieto di burqa in Ticino (2016), Introduzione dell’ora di civica a scuola (2017), Calo degli apprendisti frontalieri (2019), Abolizione del vitalizio per i Consiglieri di Stato (2020), Capillarità e aumento del trasporto pubblico (2021), Diminuzione imposte di circolazione (2022), Introduzione della deduzione fiscale della cassa malati per i figli (2022), Risanamento fonico delle strade (2022).

Difesa della nostra identità e dei nostri valori

Difendiamo la nostra identità, le nostre tradizioni, le nostre radici e le nostre libertà. Combattiamo la propaganda globalista e sinistroide che vuole abolire i valori culturali delle piccole Patrie per promuovere un’ideologia internazionalista e multikulti.
Affermiamo con forza che la nostra Costituzione viene prima degli accordi internazionali e che nessun trattato contrario alla volontà popolare possa esserci imposto.
Ci opponiamo all’accordo quadro con l’Unione Europea, ai giudici stranieri ed in generale ai diktat ed ai ricatti di Bruxelles. Chiediamo la valorizzazione e il rispetto dei diritti popolari: ciò che il popolo decide va applicato alla lettera ed in tempi brevi. No alla dittatura del politicamente corretto, alla “cultura della cancellazione”, alle idiozie “woke” ed alle assurdità “gender” con asterischi e terzo sesso.
No all’infestante propaganda “progressista” della RSI finanziata con il canone più caro del mondo, che va ridotto a 200 franchi annui.

L’insegnamento della civica a scuola è importante ma non deve diventare uno strumentoper lavare il cervello agli allievi con subdole riletture di sinistra. Quest’ultime non devono avere alcuno spazio nella scuola pubblica. La nostra neutralità, sciaguratamente rottamata per ubbidire ai Diktat di UE e NATO, va ripristinata nella sua integralità. Difendiamo il nostro esercito di milizia, indispensabile alla sicurezza del Paese (neutralità armata) e utile strumento di prevenzione che favorisce anche l’occupazione e l’economia nelle regioni più discoste. No alle naturalizzazioni facili di stranieri non integrati o a carico dello stato sociale.

Il passaporto svizzero non è un diritto ma un premio per chi dimostra di meritarlo.
Ai naturalizzati che si macchiano di reati particolarmente gravi va ritirata la cittadinanza elvetica.
I migranti che non condividono le nostre leggi, i nostri costumi ed il nostro modello di società non sono al loro posto in Ticino.
In casa nostra non accettiamo l’islam politico, i suoi simboli ed i suoi diffusori. No a nuove moschee e centri culturali islamici, stop ai finanziamenti esteri alle moschee, finalizzati all’islamizzazione del nostro paese.

Lavoro e formazione

È prioritario introdurre delle clausole di salvaguardia del mercato del lavoro ticinese. Per favorire l’occupazione dei residenti, l’immigrazione deve essere regolamentata ed indirizzata esclusivamente verso i settori dove c’è una carenza reale di manodopera indigena.
La cosiddetta “preferenza indigena light”, voluta dall’ammucchiata di centrosinistra in violazione della Costituzione cantonale e federale, si è dimostrata una farsa.
Le misure accompagnatorie si sono rivelate del tutto inefficaci e i salari minimi, più che contenere il frontalierato, l’hanno incoraggiato.
È quindi urgente introdurre misure a protezione del mercato del lavoro ticinese che
potrebbero anche essere concordate con le vicine Province italiane fortemente toccate dalla fuga di manodopera verso il Ticino.
Il rilascio di ulteriori permessi G, in particolare nel settore terziario, va ostacolato con ogni mezzo come pure il dilagare di padroncini e distaccati. Quale presupposto per l’ottenimento di permessi B e G va poi reintrodotto l’obbligo di presentare l’estratto dei carichi penali pendenti oltre al casellario giudiziale.

L’orientamento professionale deve indirizzare i giovani verso professioni con sbocchi concreti. La scuola deve rimanere giustamente selettiva per preparare i giovani alla vita reale.
No ai continui livellamenti verso il basso in funzione della fallimentare ideologia
dell’inclusione ad ogni costo. I posti d’apprendistato vanno in primo luogo riservati ai nostri ragazzi, non ai frontalieri. Le aziende che assumono ticinesi, specie se over 50, devono beneficiare di alleggerimenti burocratici e di sgravi fiscali.
Occorre rilanciare il settore bancario e parabancario, anche con l’apertura verso nuovi prodotti che non vanno demonizzati per partito preso. La piazza finanziaria va difesa da attacchi esteri ed interni.
Sì ad orari di apertura dei negozi più elastici, a maggior ragione nella stagione turistica: i commercianti che desiderano lavorare la domenica devono poterlo fare. La conciliabilità famiglia-lavoro va promossa in quanto misura indispensabile per
promuovere l’uguaglianza fra uomo e donna ma sempre più anche quale strumento di protezione contro la povertà.

Riduzione della burocrazia

La burocrazia cantonticinese è esplosa a causa delle politiche stataliste di sinistra, spesso sposate dal sedicente “centro”.
I suoi costi sono ormai insostenibili: un miliardo all’anno, più dell’intero gettito fiscale delle persone fisiche. Il salario mediano annuo dei dipendenti dello Stato è di oltre 100mila franchi e in continua crescita, mentre nel settore privato ammonta a 65mila Fr.
Questa mostruosa macchina statale, alla quale si aggiungono la burocrazia federale e quella comunale, è insopportabile per un Cantone di 350mila abitanti. Costretta di fatto ad inventarsi il “lavoro” per giustificare la propria esistenza, essa si tramuta in una palla al piede per l’economia e per i cittadini, progressivamente privati delle loro libertà e messi sotto tutela.

Il funzionamento dei servizi statali va in primo luogo rivisto con una sostanziale
riorganizzazione orientata a criteri di efficienza, sfruttando appieno le nuove tecnologie disponibili. Bisogna uscire dalla logica dell’”abbiamo sempre fatto così”, ripensando il modo di erogare determinati servizi e migliorandone l’efficacia ad ogni livello. La legislazione cantonale va sfrondata tramite la cancellazione di leggi ed ordinanze, esaminando seriamente il funzionamento degli altri Cantoni. All’interno dell’amministrazione cantonale non va creata nessuna nuova funzione. Lo Stato non deve fare tutto: alcuni compiti vengono svolti meglio ed a minor costo dal privato. Nessuna ulteriore risorsa pubblica va poi destinata alla cassa pensioni dello Stato o ai suoi pensionati per compensare la riduzione del tasso di conversione, che deve essere allineato a quello da tempo in vigore presso gli altri istituti. Il contribuente non può essere per sempre chiamato a pagare per le pensioni di altri.

Stop a tasse e balzelli

Nessun aggravio fiscale, quindi nessuna nuova imposta, tassa o balzello. Men che meno a carico del già tartassato ceto medio. L’Ente pubblico deve lasciare nelle tasche dei cittadini i soldi necessari a costruire un futuro per sé e per le proprie famiglie.
Nessun risanamento dei conti pubblici a spese dei contribuenti. La revisione delle stime immobiliari, se proprio va fatta, non deve comportare svantaggi per i proprietari di abitazioni famigliari, né dal punto di vista fiscale, né sottoforma di perdita di eventuali aiuti statali. Una penalizzazione fiscale avrebbe conseguenze deleterie anche per gli inquilini, poiché porterebbe ad aumenti della pigione.
Servono sgravi fiscali a beneficio del ceto medio (per rilanciarne il potere d’acquisto) e delle persone singole (che da oltre un ventennio attendono una fiscalità più equa). L’attrattività fiscale della piazza economica ticinese va migliorata.

Sicurezza

Poter camminare sicuri per strada e rincasare in tranquillità è una priorità assoluta che va preservata ad ogni costo.

Pertanto i valichi secondari devono essere chiusi di notte, e va rafforzata la presenza delle guardie di confine per combattere, oltre alla crescente delinquenza d’importazione, anche l’immigrazione clandestina. La polizia deve presidiare il territorio per garantire la sicurezza dei cittadini, anche quella percepita: no quindi alla polizia unica, ma riorganizzazione delle polizie comunali laddove necessaria.
Basta con l’accanimento con multe, di posteggio o da radar, per “fare cassetta”. Stop alla persecuzione degli automobilisti e abolizione del medico del traffico.
Sì alla videosorveglianza a fini di sicurezza, che va però conciliata con il diritto alla privacy. Il numero eccessivo di avvocati ed il dilagare della querulomania non devono portare ad ingiustificati potenziamenti della Magistratura, alla quale vanno invece fissate delle priorità e dati degli indirizzi.
Non ci sta bene una giustizia inflessibile solo con gli automobilisti e buonista nei confronti dei delinquenti. La percentuale di delinquenti stranieri espulsi deve aumentare sensibilmente: oggi è infatti troppo bassa (attorno al 50%) e quindi lesiva della volontà popolare.
Il diritto alla legittima difesa dei cittadini vittime di aggressioni in casa propria va
potenziato.

Mobilità e traffico

Trasporti pubblici e piste ciclabili vanno promossi, ma non a scapito di chi ha bisogno dell’automobile per spostarsi. Chiediamo di accelerare per quanto possibile la realizzazione di opere viarie strategiche.

No al road pricing ed al mobility pricing. Le strade sono un servizio pubblico e vanno mantenute in buono stato con investimenti adeguati, anche contro il rumore.
No al proliferare indiscriminato delle “zone 30”, mirato a fare cassetta con le
contravvenzioni.

Il principale problema viario del nostro Cantone è costituto dalle decine di migliaia di frontalieri che giungono tutti i giorni in Ticino uno per macchina: è a questo livello che occorre intervenire con misure restrittive e mirate. Si chiede l’introduzione di una “tassa d’entrata” a carico dei frontalieri, che usufruiscono delle nostre strade senza pagare imposte di circolazione né dazi.
Sì al completamento verso sud e nord di AlpTransit e sì all’aumento della tassa sul traffico pesante per i camion stranieri: il nostro Cantone non può continuare ad essere un corridoio a basso costo per Tir UE in transito parassitario.

Ambiente e territorio

La nostra terra è il valore più importante che abbiamo ereditato dai nostri avi: una terra da amare, proteggere e valorizzare. Il cambiamento climatico è una realtà; l’ambiente sta a cuore a tutti, ma va difeso con misure ragionevoli e sostenibili.
No ad ulteriori ecotasse ed ecobalzelli a carico dei ticinesi, rispettivamente all’aumento di quelli esistenti: il potere d’acquisto dei cittadini è già falcidiato a sufficienza. No alle ossessioni “green” per una transizione energetica ideologica che genera costi insostenibili, penurie e rischi di black out. No al divieto del nucleare di nuova generazione.
No al divieto di automobili a benzina e/o di riscaldamenti ad olio combustibile.
L’approvvigionamento energetico è una priorità assoluta: il Cantone può e deve fare la propria parte. La prima misura per ridurre il consumo di energia, di risorse e di territorio – oltre che per combattere la cementificazione e le emissioni di CO2 – è la riduzione dell’immigrazione

L’agricoltura ticinese è un patrimonio prezioso. Sia per la tradizionale qualità dei suoi prodotti a “chilometro zero” che per la gestione del territorio, l’occupazione e l’economia: è quindi meritevole di sostegno. Il lupo non è più a rischio di estinzione ed è pericoloso anche per l’uomo: abbatterlo, anche a scopo preventivo, deve diventare molto più facile.
Chiediamo di preservare i rustici, patrimonio territoriale e culturale tipico del Ticino. La loro ristrutturazione deve essere permessa. Basta alle opposizioni sistematiche ed agli ordini di demolizione in arrivo da Berna!

Socialità e sanità

Le risorse dello stato sociale vanno dedicate ai cittadini residenti in difficoltà.
No all’immigrazione nello stato sociale. Sui sussidi agli stranieri si deve risparmiare, e in particolare i titolari di permessi B non devono avere accesso a prestazioni sociali. La spesa provocata dagli asilanti va ridotta.
Ai cittadini stranieri che dipendono durevolmente dallo stato sociale va ritirato il permesso di dimora/domicilio. Stop al collocamento in Ticino di ulteriori asilanti, inclusi quelli con statuto S: il nostro Cantone ha già dato.
Proseguire nella lotta agli abusi di prestazioni sociali e semplificare le procedure per i veri bisognosi, che sempre più spesso si trovano confrontati con una burocrazia complessa ed incomprensibile, specialmente per gli anziani.
Il Ticino deve battersi a Berna contro i rincari ingiustificati dei premi di cassa malati e per la restituzione ai cittadini delle riserve in esubero degli assicuratori malattia. I premi di cassa malati devono essere deducibili integralmente dalle imposte.

Rapporti con Berna

No ad atteggiamenti di sudditanza nei confronti della Confederazione, tipici dei partiti storici troppo asserviti ai rispettivi vertici nazionali. In particolare, la perequazione finanziaria intercantonale oggi in vigore penalizza il nostro Cantone e va modificata. Il Ticino è confrontato con difficoltà (occupazione, sicurezza, viabilità) figlie della devastante libera circolazione delle persone. Queste difficoltà sono uniche in Svizzera e servono pertanto delle soluzioni su misura.
Le ex regie federali e l’esercito devono mantenere e potenziare i posti di lavoro in Ticino. Le chiavi di riparto del gettito fiscale delle primarie aziende svizzere che realizzano utili importanti in Ticino, ma che vi pagano imposte irrisorie, vanno riviste a vantaggio del nostro Cantone.

Rapporti con l’Italia

Sì alla collaborazione transfrontaliera dove esiste un interesse reciproco (economia,
mobilità, sicurezza), ma basta con l’applicazione pedissequa ed autolesionista degli
accordi bilaterali. Se necessario, occorre reagire anche con misure di ritorsione alle inadempienze italiane: nuovo accordo sui frontalieri rimandato all’infinito, inosservanza degli impegni presi con la roadmap del 2015, mancato rispetto degli accordi di Dublino sulla ripresa dei migranti clandestini, gestione inaccettabile della navigazione sul Lago Maggiore, solo per citare alcuni esempi.
Tornare ad utilizzare l’unica misura efficace finora adottata: il blocco dei ristorni dei frontalieri.